Una campagna denigratoria composta da “2800 articoli” sui giornali di un parlamentare di governo, le richieste di rimozione arrivate dal presidente del Senato, dal ministro Salvini e dal “gotha di Fratelli d’Italia” e una decisione che rischia di disperdere il patrimonio professionale costruito da Report in trent’anni. A margine del suo spettacolo ieri ad Agrigento, Sigfrido Ranucci non usa mezzi termini per descrivere il suo allontanamento dalla trasmissione d’inchiesta di Rai3.
“Farò tutto il possibile perché mi vengano riconosciuti i miei diritti”, annuncia il giornalista che ringrazia i direttori del Tg3 e di RaiNews24: “Mi hanno aperto le porte e mi danno una sorta di asilo politico in questo momento”. Nel suo mirino finisce il direttore degli Approfondimenti Rai, Paolo Corsini, che “non mi ha giudicato più credibile” e ha deciso di destinarlo ad altre testate.
Una scelta che il conduttore non considera soltanto un affronto professionale: “Credo – dice – di avere il diritto di vedere rispettata la mia storia e la mia famiglia, che ha fatto dei sacrifici perché io conducessi in questi anni Report e facessi l’inviato, mettendo a rischio la mia incolumità e anche quella dei miei familiari”. Per Ranucci la posta in gioco va ben oltre il suo futuro in Rai: “Questa è una battaglia per la libertà di stampa, perché non è ammissibile, in nessun Paese al mondo, che ci sia una regia che preveda una campagna denigratoria con 2.800 articoli”. Tutti pubblicati sui giornali di un parlamentare di governo: “Tu pensa che, dopo 2 mesi che hanno ravanato nel passato, come ravano i maiali tra le ghiande e il fango, hanno sollevato dei cunei d’ombra. Grazie a questi cunei d’ombra vengo spostato dal report. È stata trovata la giustificazione per poterlo fare. Non credo che sia una cosa che appartenga allo svolgimento democratico di un Paese. Farò una battaglia in tutte le sedi per difendere la libertà di stampa e la possibilità che i cittadini siano consapevolmente informati”.













