Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiAlla fine, Meta ha ceduto. Di fronte all'accerchiamento giudiziario di diversi Stati Usa, il colosso di Mark Zuckerberg ha deciso di pagare circa 18 miliardi di dollari per chiudere le cause legali sulla dipendenza da social media dei minori.

Di questi, 17,1 miliardi andranno a un gruppo di 52 procuratori generali statali e territoriali e un altro miliardo al Texas, nell'ambito di un accordo separato. Il patteggiamento evita ai vertici di Instagram e Facebook di dover testimoniare in tribunale e, in prospettiva, di dover pagare risarcimenti ancora più cospicui. Non è, formalmente, una condanna e neppure un'ammissione di responsabilità. Ma nella sostanza gli assomiglia molto. Per la cifra, innanzitutto. E per gli impegni che Meta ha dovuto assumere per proteggere gli adolescenti.

Instagram e Facebook dovranno introdurre limiti molto stringenti: non più di due ore al giorno, blackout notturno, notifiche silenziate durante l'orario scolastico e verifiche più rigorose dell'età per impedire l'accesso ai minori di 13 anni. È un accordo storico. E arriva dopo una lunga serie di cause e decisioni dei tribunali americani che hanno messo sotto accusa gli effetti dei social sulla salute dei più giovani. Danni fisici e psicologici, dipendenze, disturbi alimentari e, nei casi più drammatici, giovani vite spezzate dal suicidio. Storie che hanno scosso milioni di americani e reso impossibile continuare a fingere che il problema non esistesse. Meta, pur consapevole dei rischi, non avrebbe fatto abbastanza per proteggere gli adolescenti. Ora arriva il conto.