di Roberto Giampietro

Meglio pagare 16,7 miliardi con un patteggiamento, che rischiare l’obbligo di dover correggere algoritmo e design dei social network per proteggere la salute mentale dei minori. Parliamo di Meta, la casa madre di Facebook e Instagram, rinviata a giudizio dal tribunale federale della California dopo le denunce firmate dai procuratori generali di 29 Stati americani (da Il Fatto Quotidiano, Paolo Dimalio).

Trascurando il dettaglio che 16,7 miliardi di dollari di patteggiamento per Meta sono come se io pagassi 4 euro e cinquanta per patteggiare un omicidio stradale con omissione di soccorso, ciò che mi lascia perplesso è la questione della dipendenza creata da certe app a danno (solo) dei minori fino all’adolescenza.

Ho smesso di girare e usare e (questo è importante) anche solo guardare certi social (come Facebook o Instagram) diventati un catino brulicante di cattiveria gratis (avevo scritto “me**a” poi ci ho ripensato) che produce miliardi per i “patteggianti”. Soprattutto quando ho capito non ci sono solo i minori, esposti e resi dipendenti dalla luce di una “piastrella” (quella che una volta era un telefono), sarebbero da considerare i danni fatti alla salute mentale di milioni di “minorati di ritorno” che hanno ben più di 18 anni, fino anche a 75 anni e oltre (e votano), che sono nella stessa condizione dei minori per i quali, giustamente, c’è tanta preoccupazione.