Meta pagherà fino a 16,68 miliardi di dollari per chiudere l’azione avviata da 29 Stati americani sull’impatto di Facebook e Instagram sui minori. Non ammette alcuna responsabilità, come spesso accade negli accordi extragiudiziali, e sul piano giuridico questo va detto con chiarezza. Resta però difficile considerare quanto accaduto soltanto una scelta economica, soprattutto perché l’azienda ha accettato di modificare alcuni aspetti importanti delle proprie piattaforme.

L’accordo prevede limiti al tempo di utilizzo per gli adolescenti, restrizioni durante la notte, meno notifiche nell’orario scolastico e controlli più efficaci sull’età. Sono interventi che da anni genitori, professionisti e associazioni chiedono alle aziende tecnologiche. Arrivano ora, dopo l’apertura di un processo che avrebbe potuto portare Mark Zuckerberg in aula e costringere Meta a rendere pubbliche molte delle decisioni prese negli anni sulla sicurezza dei minori.

Durante il processo Adam Mosseri, responsabile di Instagram, ha ammesso che la funzione “Prenditi una pausa” era utilizzata da pochissimi adolescenti quando doveva essere attivata volontariamente. Meta aveva raccontato che oltre il 90 per cento di chi l’aveva scelta aveva poi deciso di mantenerla, senza dare lo stesso rilievo al fatto che quasi nessuno la attivasse. Mosseri ha spiegato che la maggior parte dei ragazzi non la voleva. Per chi lavora con gli adolescenti non è una sorpresa. Il limite raramente viene richiesto da chi è coinvolto in un’esperienza molto gratificante, soprattutto quando tutto ciò che accade sullo schermo invita a rimanere ancora qualche minuto.