Nei diciannove anni di vita del Partito democratico, le primarie di coalizione per la scelta del candidato premier si sono svolte soltanto il 25 novembre/ 2 dicembre 2012. Il Campo largo si chiamava Bene comune e Pierluigi Bersani vinse al ballottaggio con il 61 per cento dei voti contro il 39 di Renzi (Al primo turno, lo scarto tra i due era stato di nove punti, con Nichi Vendola fermo al 15,6).

L’anno successivo ci fu la «non vittoria» di Bersani alle elezioni e la nascita del governo Letta di unità nazionale. Due anni prima che nascesse il Pd, nel 2005, ci furono le primarie dell’Unione (4,3 milioni di elettori) con un plebiscito (74.2 per cento) a favore di Romano Prodi (Fausto Bertinotti si fermò al 14,7 per cento). Dal 1994 ad oggi, il centrosinistra ha vinto le elezioni soltanto due volte proprio con Prodi, anche se ha governato molto più a lungo del centrodestra che ne ha vinte quattro.

Nello statuto del PD le primarie di coalizione non sono previste. C’è scritto che il segretario in carica è in quanto tale candidato premier. Sta soltanto a lui (o a lei) decidere se aprire ad altri la candidatura a Palazzo Chigi e con quali modalità. Elly Schlein ha deciso di concorrere a primarie di coalizione, sia per generosità sia perché questa è la condizione posta da Giuseppe Conte per tenere in piedi l’alleanza.