Farle o non farle. Candidato politico o Papa straniero. Prima il programma o dopo il programma. Essere o non essere. Le primarie del campo largo per decidere chi guiderà la coalizione progressista alle elezioni dell'anno prossimo sono un logorio. Tante idee, tanto caos. Dibattiti, interviste. Non c'è accordo sulle modalità, non c'è convergenza sui nomi. Solo confusione. Talmente tanta che si dovrebbero svolgere delle primarie su come svolgere le primarie. Paradossi.La competizione è sempre stata rimandata a "dopo l'estate", ma settembre inizia la prossima settimana e a sinistra non c'è ancora una quadra (forse neppure una squadra). Oggi, ad aggiungersi alla moltitudine di voci, c'è quella di Roberto Speranza, che sul Corriere spiega che farle sarebbe "un clamoroso autogol" e che alle elezioni, se passasse la legge elettorale in lavorazione che richiede di inserire il nome di un candidato premier, "basterebbe fare una scelta simbolica, come un neo diciottenne o un anziano partigiano". Una rassegna, diverse questioni.Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli - foto AnsaLa prima, che cita anche Speranza: farle o non farle. Il via libera alla competizione sulle primarie è arrivato mesi fa. Era il 23 marzo 2026, quando dalla sede del Movimento 5 stelle in via Campo Marzio a Roma il presidente Giuseppe Conte aveva dato l'ok. La segretaria del Pd, Elly Schlein, era favorevole da mesi, così come il suo partito: le primarie sono l'ossatura dem (per questo le dichiarazioni dell'ex ministro della Salute difficilmente saranno state digerite bene in casa Pd).E, man mano, tutta l'area progressista si era convinta a coordinarsi per arrivare a una competizione in autunno, posto che lo stesso Conte, nel corso dei mesi, ha comunque più volte ribadito che non si tratta dell'unico modo per scegliere il leader: "Si può trovare accordandosi sulla base di chi risulta essere il più competitivo, come nelle elezioni regionali". A storcere il naso, invece, da sempre, è stata Alleanza verdi e sinistra. Bonelli e Fratoianni hanno sempre trattato l'argomento come una questione di priorità secondaria. E infatti, all'ipotetica corsa alla scelta del leader hanno sempre posto una condizione: prima il programma.sotto l'ombrellone
Al campo largo servirebbero primarie per decidere come fare le primarie. Molte idee (ma confuse)
Roberto Speranza provoca: "Le primarie sarebbero un autogol. Sul nome del candidato premier mettiamo un anziano partigiano o un neomaggiorenne". Ma la sua è solo l'ultima sparata di una lunga serie sul tema. Settembre è qui e a sinistra non hanno ancora deciso chi votare, come votare e soprattutto se votare. Rassegna












