Conte spinge per la consultazione, Schlein chiede prima un accordo sui contenuti. Mentre il duello tra Pd e M5S condiziona tempi e regole della sfida per la premiership, pesa il rischio di perdere consensi Il centrosinistra non ha ancora deciso come scegliere il candidato premier, ma la partita sulla leadership è già cominciata. Il confronto tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein si intreccia con la richiesta di Avs di concentrarsi prima sul programma, con la strategia di Carlo Calenda e con il tentativo degli amministratori di conquistare uno spazio autonomo. La vera contesa riguarda soprattutto le regole con cui trasformare i rapporti di forza in una candidatura alla premiership. Il presidente del M5S spinge per accelerare, mentre nel Pd prevale la linea secondo cui prima bisogna definire programma e perimetro della coalizione. Sullo sfondo, Alessandro Onorato, Matteo Renzi, Carlo Calenda, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Riccardo Magi, Ernesto Maria Ruffini e Silvia Salis cercano ciascuno di evitare che la sfida si riduca a un duello tra i due principali partiti. IL DUELLO CHE DECIDE LE REGOLE Il punto di partenza è il rapporto di forza tra Pd e M5S. Il Movimento cerca di trasformare la popolarità personale di Giuseppe Conte in un vantaggio nelle primarie e insiste sul turno unico. Il 24 agosto Giuseppe Conte è tornato a chiedere primarie «aperte», spiegando che non dovrebbero essere consultazioni di partito e che dovrebbero consentire di partecipare «anche se non si è iscritti». Il Pd, invece, ha interesse a una competizione nella quale la capacità di aggregazione possa pesare oltre il semplice piazzamento al primo turno. Le regole, quindi, incidono direttamente sulle probabilità di vittoria dei due principali contendenti. La discussione si è intrecciata anche con il programma, quando Giuseppe Conte ha sostenuto che alcuni nodi, compreso quello della politica estera, potrebbero essere rimessi agli elettori attraverso le primarie. Dal Pd è arrivata una risposta diversa: prima bisogna definire il programma della coalizione e soltanto dopo scegliere il candidato. La distanza riguarda dunque sia il metodo sia il peso politico che il voto ai gazebo dovrebbe avere. La segretaria del Pd ha nel frattempo accelerato sul perimetro della coalizione e sulla road map delle primarie. Il Pd rimane il principale partito del Campo largo, ma una consultazione aperta può consentire a un candidato espressione di un altro partito di superare il candidato democratico. AVS FRENA LA CORSA Nel mezzo del duello, Nicola Fratoianni ha provato a cambiare il terreno della discussione, non escludendo che Avs possa esprimere una sua proposta. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno interesse a evitare che la coalizione venga definita esclusivamente dalla sfida Pd-M5S e a portare nella discussione i temi programmatici sui quali Avs può caratterizzarsi. La partita resta comunque aperta, almeno fino all’8 settembre, quando Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni sono attesi insieme alla festa nazionale di Avs, in un appuntamento pensato anche per rilaciare l’unità del Campo largo dopo le tensioni estive. SPERANZA FRENA SULLE PRIMARIE A complicare ulteriormente il quadro arriva oggi Roberto Speranza, che in un’intervista al Corriere della Sera boccia l’ipotesi delle primarie: «Sono un errore politico e vanno evitate». Il timore è che una sfida troppo divisiva tra Elly Schlein e Giuseppe Conte finisca per demobilitare gli elettori della componente sconfitta. Speranza riconosce il lavoro di Schlein e Conte nella costruzione del fronte progressista, ma chiede di allargare il campo ad Avs e soprattutto di costruire «una proposta di centro capace di parlare agli elettori moderati». La sua alternativa è lasciare che siano i partiti a mantenere le proprie leadership fino alle elezioni, evitando che la competizione interna si trasformi, a suo giudizio, in «un clamoroso autogol». IL CENTRO NON È ANCORA ASSEGNATO Mentre Pd, M5S e Avs discutono di leadership e programma, il centro resta conteso. Carlo Calenda punta su uno scenario nel quale il centrosinistra non riesca a chiudere la partita e Azione possa conservare una posizione autonoma. Il suo ragionamento è opposto a quello di chi considera indispensabile un ingresso pieno di tutte le componenti centriste nel Campo largo: mantenere una distanza può consentire ad Azione di risultare decisiva in caso di equilibrio elettorale. La contrapposizione con Alessandro Onorato è diventata esplicita. Nell’intervista pubblicata il 14 agosto dal Corriere della Sera, il fondatore di Progetto Civico Italia ha sostenuto che «Calenda ce l’ha con me perché gli ho fatto perdere le elezioni a Roma» e ha confermato l’intenzione di presentare un candidato alle primarie. Anche Matteo Renzi cerca di presidiare quello spazio, ma con una strategia differente, indicando la candidatura di Silvia Salis (ma successivamente accennando anche a Giorgio Gori, o a Gaetano Manfredi) come possibile modello per allargare il consenso oltre i recinti dei partiti. Il punto, per Italia Viva, è individuare un profilo capace di parlare anche a un elettorato moderato e riformista senza riproporre semplicemente la leadership dei partiti già esistenti. SALIS RESTA UNA VARIABILE Il caso di Silvia Salis rimane aperto, anche se nelle ultime settimane la sindaca di Genova ha ribadito di voler concentrarsi sul proprio incarico. La posizione, però, va letta con cautela: la sua forza politica sta proprio nella posizione esterna agli apparati nazionali, e se la trattativa tra i partiti dovesse incepparsi, il suo nome potrebbe tornare sul tavolo. GLI AMMINISTRATORI CERCANO SPAZIO Anche la rete degli amministratori locali prova a trasformarsi in un soggetto politico nazionale. È la sfida di Alessandro Onorato e di Progetto Civico Italia, che rivendica una presenza in circa mille Comuni e punta a presentarsi alle primarie con un proprio candidato. Onorato, forte del sondaggio dell’Istituto Piepoli che lo vede ispirare fiducia al 32% degli intervistati come leader del campo largo, ha chiesto di accelerare i tempi: «Le primarie sono urgenti» e dovrebbero svolgersi «a turno unico», con l’obiettivo di arrivare al voto già a novembre. RENZI, RUFFINI E LA CORSA ALLO SPAZIO RIFORMISTA La partita di Onorato si sovrappone a quella di Renzi, Calenda e Ruffini sullo spazio riformista, ma con un elemento distintivo: il tentativo di trasformare il consenso amministrativo in organizzazione nazionale. Il coordinamento tra le diverse realtà è già stato discusso nei mesi scorsi, con l’obiettivo di mettere in relazione soggetti che non vogliono essere assorbiti né dal Pd né dal M5S: la competizione sul centro, quindi, non riguarda soltanto quanti voti ciascuno può portare. Riguarda chi potrà sedersi al tavolo della coalizione con la forza necessaria per dettare condizioni. La posta in gioco per Conte e Schlein resta la stessa: evitare che la scelta delle regole produca un risultato impossibile da governare dopo il voto. Per gli altri, la priorità è impedire che il duello tra Pd e M5S chiuda in anticipo lo spazio politico che potrebbe decidere gli equilibri della coalizione.
Campo largo, chi è a favore e chi è contro le primarie, e perchè - Policy Maker
Primarie del centrosinistra, Conte e Schlein si contendono regole e leadership. Intorno a loro si muovono Avs, Calenda, Renzi, Salis e Onor







