Sono laureata (con la vecchia quadriennale), sono una lettrice forte e ho la fortuna di esercitare una professione intellettuale. Voto a sinistra da sempre, anche se non sempre nello stesso modo. Per la destra sono la classica snob “lontana dal popolo”, di cui invece i paladini sarebbero loro (anche se tutto quello che fanno sembra andare nella direzione totalmente opposta, ma vabbè).
Mio nonno Stefano era un boscaiolo dell'Aspromonte quasi del tutto analfabeta, perché non aveva potuto permettersi il lusso di studiare, ma aveva un rispetto sacro per la conoscenza, e la inseguiva dovunque poteva. Era un ignorante coltissimo, e votava comunista: per lui era parte di un progetto più grande di miglioramento e felicità collettivi, che gli sembravano obiettivi doverosi, dopo le beffe e la corruzione del fascismo, che aveva impoverito ancora di più il popolo e la sua coscienza, anzi a forza di propaganda, e di repressione, lo aveva trasformato in carne da cannone.
Ho sempre avuto un rispetto enorme per quella generazione misera e generosa, che seppe far germogliare dal fascismo e dai suoi guasti una vera rivoluzione democratica, e sua figlia la Costituzione.
Credo che oggi siano poche le ignoranze come quella di mio nonno, di chi a scuola quasi non c'era andato perché lavorava fin da bambino: oggi, nell'epoca dell'istruzione obbligatoria e di massa, e della più grande diffusione di conoscenza – e di mezzi per raggiungerla mai nemmeno ipotizzabili in passato – , l'ignoranza è non solo inimmaginabile, ma persino non scusabile. E l'analfabetismo funzionale è un parametro, attuale, sconcertante: secondo le indagini internazionali sulle competenze degli adulti (Ocse Piaac) il dato italiano è sconfortante, visto che circa il 35% degli adulti italiani rientrerebbe nella categoria degli analfabeti funzionali. Molto più della media dei paesi sviluppati.













