Cari lettori,ho ricevuto molti messaggi sul tema, e ho esitato prima di rispondere, perché so che ogni parola, magari estrapolata, sarà usata contro di me. Partiamo dunque dalle parole. Quelle di Bonaccini sono state incaute. Perché si prestavano a essere strumentalizzate; cosa che Giorgia Meloni ha prontamente fatto. In realtà, Bonaccini non ha detto che chi vota a destra è ignorante. Questa sì sarebbe stata una stupidaggine. Bonaccini ha detto che tendono a votare a destra persone che hanno studiato meno, hanno difficoltà economiche e vivono nelle periferie e nelle aree interne, lontane dai grandi centri. Questa non è un’opinione di Bonaccini. È un fatto. È una tendenza, quindi prevede eccezioni. Ma è oggettiva. Vittorio Feltri direbbe «fattuale». Non accade solo in Italia, ma in tutto il mondo. Non da oggi, ma da tempo. Nel marzo 1993 seguii le elezioni legislative in Francia, e andai ai cancelli della Peugeot di Aulnay-sous-Bois, che dopo la chiusura di Billancourt era la più grande fabbrica francese (nel 2014 ha chiuso pure quella). Un vecchio sindacalista mi prese in simpatia, mi fece salire sulla navetta che portava gli operai nei vari comuni della banlieue, e mi fece vedere i dati delle elezioni della commissione interna: il Front National di Jean-Marie Le Pen era già il primo partito operaio di Francia, molto più forte dei socialisti che all’epoca erano guidati, con tutto il rispetto, non da Elly Schlein ma da François Mitterrand.Gli studi e la ricchezza non vanno di pari passo. In un Paese come l’Italia che investe poco sulla scuola e sulla cultura, molti ricchi non hanno cultura e molte persone colte sono povere. Distinguiamo quindi i due aspetti, gli studi e le condizioni economiche. Aver studiato meno non significa essere ignoranti. Entrambi i miei nonni avevano la licenza elementare, a dodici anni erano già al lavoro, ma non erano affatto persone ignoranti, leggevano il giornale ogni mattina, mi hanno trasmesso curiosità per la storia e per gli uomini: perché il contrario di ignoranza non è cultura, è curiosità. Ho conosciuto persone laureate e di sinistra profondamente ignoranti, perché non hanno curiosità né rispetto per gli altri.Il fatto che i poveri tendano a votare a destra mi pare per la destra un grande segno di forza. La sinistra non vincerà fino a quando non avrà recuperato almeno una parte del voto popolare. Ma perché i ceti popolari tendono a voltarle le spalle? Si è parlato molto di woke. Si è detto: ma dov’è il woke in Italia? In effetti, siamo l’unico grande Paese dell’Europa occidentale dove non esiste il matrimonio omosessuale (a differenza di Germania, Francia, Spagna, Regno Unito). Non si riesce a fare la nuova legge sulla cittadinanza, né quella sul fine vita. È ancora frequente che i gay vengano aggrediti. Accade ancora che le donne siano infastidite per strada o sugli autobus, discriminate sul lavoro, picchiate o uccise dai partner. Eppure sotto certi aspetti la società è più avanti della politica. Persone omosessuali sono state elette alla guida di Regioni del Mezzogiorno, con esiti diversi: Rosario Crocetta (a mio avviso) è stato un pessimo presidente della Sicilia, infatti non si ricandidò; Nichi Vendola è stato un ottimo presidente della Puglia, infatti fu rieletto; non erano importanti le loro inclinazioni sessuali (Vannacci dice «gusti», come in gelateria), contava che fossero bravi amministratori o meno. Si è detto: gli interessi e i diritti avanzano insieme, non viene prima il salario e poi il rispetto per le persone omosessuali o trans. Vero. Ma le classi popolari hanno la netta percezione che la sinistra non si occupi di loro e non sia interessata a loro. Non le ascolti, non le capisca, quasi le disprezzi. Non si renda conto che il prezzo dell’immigrazione senza controlli lo pagano appunto le classi popolari. Si preoccupi di aggiungere lettere al fatidico acronimo — apprendo che siamo arrivati a LGBTQIA, cui si aggiunge il «plus» per non escludere nessuno — anziché chinarsi sul solco dei bisogni materiali e delle disuguaglianze sociali. In tutto il mondo, le classi popolari tendono a essere più conservatrici della borghesia intellettuale in tema di diritti civili. Colmare questa distanza, ricostruire l’alleanza che il Pci seppe forgiare tra intellettuali e operai: dovrebbe essere questo l’obiettivo della sinistra.C’è poi un altro dato, solo all’apparenza trascurabile. Al tempo del leaderismo e della personalizzazione della politica, la storia dei leader e il loro stile di vita sono importanti. Soprattutto per la sinistra, tradizionalmente più esigente della destra. Oggi quasi tutti i leader della sinistra sono di estrazione borghese o altoborghese. Hanno belle case, viaggiano, coltivano hobby da high society. Vanno in barca a vela. Giocano a golf. Vinificano. Hanno stipendi o pensioni da oltre diecimila euro (esattamente come gli esponenti della destra, per carità). Faticano a capire le classi popolari, le quali faticano a capire loro. Dispiace che ora venga massacrato proprio Stefano Bonaccini, che — ripeto — è stato incauto, ma è uno dei pochi leader della sinistra che ha origini popolari, e le ha sempre rivendicate.
Gli operai, Bonaccini, il woke e la sinistra senza popolo
<b>Caro Aldo,</b><br><b>Bonaccini ha sbagliato a dire che gli ignoranti votano a destra, non è argomento che porta voti in campagna










