Bufera sul presidente del Partito Democratico Stefano Bonaccini. Lo si accusa d’aver detto, in sostanza, che chi vota a destra è ignorante. Da qui il cicaleccio in cui tanti si sono voluti esibire.
In realtà Bonaccini non ha sostenuto che chi vota a destra è ignorante, sprovveduto, un poveraccio. Ha “semplicemente” fotografato una realtà: “Il voto in Germania a destra, quello alla Le Pen, quello in Italia è un voto che vede in maniera maggioritaria chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città e di chi sta peggio economicamente…”. Queste le sue esatte parole.
Certo, si sarebbe potuto spiegare meglio; ma il senso del suo discorso è chiaro: non che chi vota a destra è ignorante o sprovveduto, o poveraccio; piuttosto le fasce di popolazione più deboli, che maggiormente patiscono e soffrono le emarginazioni, si rivolgono alle destre: in Europa e in Italia; ritengono che siano loro, le destre, a offrire oggi le maggiori garanzie e tutele dei loro diritti e interessi.
In sostanza, Bonaccini sostiene che Donald Trump negli Stati Uniti (magari oggi un po’ meno), e in Europa le Le Pen, le Meloni, perfino i Vannacci, sono in grado di intercettare umori e sensibilità, aspirazioni ed esigenze che un tempo erano invece intercettate e capite dalla sinistra. Non è, come sostiene Meloni, un giudizio sprezzante verso milioni di elettori; non è considerare quegli elettori “ignoranti da compatire, quando non da rieducare”.










