Stefano Bonaccini, presidente del Partito democratico, ha realizzato un capolavoro degno dell’incarico che ricopre. Con un solo ragionamento è riuscito: a rivelare quale sia la vera natura della sinistra italiana e quale la sua visione profonda del mondo; a insultare circa dodici milioni di italiani che alle ultime elezioni hanno votato a destra; a rivolgere comunque un involontario complimento alle forze sovraniste a lui tanto sgradite.
In una formidabile intervista, Bonaccini ha spiegato che «il voto a destra – prima a Salvini, poi a Meloni e oggi forse a Vannacci – è un consenso che arriva in maniera maggioritaria da chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città e, come dice la Meloni, chi sta peggio economicamente».
«Se voti a destra sei ignorante»: la gaffe di Bonaccini riapre il caso della spocchia progressista
Il concetto è piuttosto chiaro: se hai studiato poco voti a destra. Detto da un politico che come titolo di studio ha la maturità scientifica ed è diventato assessore alle Politiche giovanili a Campogalliano a 23 anni, fa già sorridere così.
Quel che non fa sorridere per niente, invece, è il retropensiero sprezzante che si cela dietro quella dichiarazione. L’idea è semplice: se voti a destra è perché sei ignorante. Capite bene che non si tratta di una convinzione molto rispettosa nei riguardi di chi professa idee diverse da quelle dei progressisti.










