Francamente non capisco la valanga di contestazioni che sono piovute sulla testa di Stefano Bonaccini, europarlamentare e dirigente di primo piano del Pd. Lo dico con sincerità. Non le capisco. E per una sola ragione, che poi è la ragione di fondo. E cioè, l’ex comunista Bonaccini ha ripetuto - forse, sì, con una espressione mal riuscita e poco professionale - che chi vota a destra, ovvero i nemici della sinistra, sono o ignoranti o hanno studiato poco. Bonaccini ha parlato della destra ma per la tradizione storica della sinistra italiana sono nemici - non avversari, ma nemici - tutti coloro che non votano a sinistra.
Un concetto persin troppo semplice da spiegare e comprensibile da tutti. Questa volta comprensibile sia da chi ha studiato e sia da chi non ha studiato, per dirla con il singolare linguaggio del politico romagnolo. Sin qui la nuda cronaca. Ora, però, e per non fermarsi alla cronaca, è importante capire perchè Bonaccini ha usato quel linguaggio e ha snocciolato quel concetto. E anche su questo versante la risposta è talmente semplice da apparire quasi disarmante. E cioè, dal secondo dopoguerra in poi la sinistra italiana - comunista o post comunista che sia il concetto è rimasto immutato e sempre valido - ha sempre rivendicato e sottolineato ripetutamente e quasi ossessivamente la cosiddetta “superiorità morale” della sinistra rispetto ai suoi avversari/nemici politici. È stato così per quasi lunghi 50 anni con la Democrazia Cristiana e con i suoi leader e e statisti arrivando addirittura a teorizzare la necessità di avere un “governo degli onesti”; è stato così con la “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria e lo è, a maggior ragione, oggi quando la sinistra italiana nelle sue multiformi espressioni è diventata anche e soprattutto un luogo politico che distribuisce a destra e a manca patenti di moralità, di fedeltà alla Costituzione, di correttezza e di cultura democratica.












