C’è un filo robusto che lega l’articolo di Francesco Piccolo su Repubblica («Voglio votare una volta sola. Basta guerre fratricide») e il suo importante libro di ben tredici anni fa, “Il desiderio di essere come tutti”. Se il bersaglio del 2013 era un anacronistico senso di superiorità morale, oggi il punto riguarda l’egoistica autoreferenzialità dei leader. Il filo dunque sembra consistere nel bisogno di normalità della sinistra italiana: quella condizione che in fondo l’ha contraddistinta per decenni, pur nella sua fissità e nelle sue contraddizioni, e che da molto tempo si è smarrita in un labirinto di egocentrismi, tatticismi, rivalità e vaghezza di idee. Verrebbe da dire: Piccolo leader subito. Ha saputo descrivere i fatti così come sono senza avere la pretesa di fornire soluzioni, se non quelle del puro buonsenso: trovate una soluzione se possibile in tempi rapidi smettendola di «imbrogliare» i vostri elettori tra i quali ovviamente c’è anche lui. La sua infatti è una “voce di dentro” persino costernata dinanzi a questo spettacolo.

Allora, una sinistra, o un centrosinistra (parola, dice, meno ridicola di campo largo), normale non fa finta che i problemi non esistano o pretendendo di rinviarne la soluzione una volta resosi conto che il guaio c’è. E il guaio esiste eccome: non c’è il leader.