Oltre al suo interesse personale, c’è un motivo per cui Giuseppe Conte vorrebbe impedire la candidatura di Elly Schlein alle primarie: la convinzione che, dopo averle vinte, poi lei farebbe perdere il campo largo alle elezioni. Per questo la sta indebolendo con le sue accelerazioni. E i fatti di questi giorni, soprattutto con la mozione «no armi» che ha fatto imbestialire mezzo Pd, vanno letti in questa chiave. Dunque l’obiettivo dell’avvocato del populismo, ingrato, è togliere Elly di mezzo.
Pur di raggiungere questo obiettivo il capo del Movimento 5 Stelle, naturalmente in sintonia con i “vecchi” del Pd, se non addirittura dietro loro suggerimento, ipotizza un terzo nome. Quello di Pier Luigi Bersani. Sono in diversi, da tempo, che hanno pensato a lui come «garante» dell’unità del campo largo. Ma adesso non si tratta più di un “garante” formale, di un super partes che metta pace, ma del candidato a Palazzo Chigi, essendo tutti persuasi che il Melonellum passerà imponendo quindi l’indicazione del presidente del Consiglio.
Sarebbe una soluzione clamorosa e per certi aspetti “restauratrice”: come dopo la Rivoluzione francese e Napoleone si tornò ai Borboni, dopo la tanto sbandierata “rivoluzione” schleiniana si ripiegherebbe sull’usato sicuro, o meglio, relativamente sicuro dato che Bersani, come si ricorderà, “non vinse” le elezioni di ben 13 anni fa – quando, peraltro, fu massacrato in streaming da Beppe Grillo.
















