Con il passare dei giorni nel Partito democratico cresce la consapevolezza che le primarie potrebbero essere un disastro. Piano piano, c’è ormai solo una vera fan dei gazebo: Elly Schlein. Nel partito è in corso un lavorìo, un agitarsi di pensieri, un inanellare soluzioni in grado di evitare uno scontro lacerante tra la segretaria del Pd e Giuseppe Conte. Scontro inevitabile, stante il fatto che l’avvocato del popolo è disponibile a ritirarsi solo se si ritira lei: «Trovate un altro nome», ha ripetuto ai suoi interlocutori dem. Nomi che però non vengono fuori.

Al Nazareno, trasversalmente, la riflessione porta a ritenere Schlein tutt’altro che imbattibile. Non lo si dice così. Sarebbe troppo brutale. Si preferisce salire di quota, imboccare la strada della teoria politica. Il bersaglio diventa la mistica del Capo, consacrata dal Melonellum con l’indicazione preventiva del candidato premier nel programma. Ha messo per iscritto il tesoriere del partito, orlandiano ma vicino alla leader, Michele Fina, non a caso sulla rivista di Goffredo Bettini “Rinascita”: «Dobbiamo sinceramente interrogarci sulla consonanza tra la contestazione del premierato proposto dalla destra e la costruzione dell’alternativa attorno a un’investitura preventiva del capo. Dobbiamo onestamente chiederci se non rischiamo, senza volerlo, di legittimare sul piano culturale ciò che combattiamo sul piano istituzionale».