Elly Schlein lo sa benissimo: è in casa sua che si studiano le modalità per bloccarne l’ascesa. Un copione antico. Le serpi in seno. La vecchia guardia, che pure la sostenne alle primarie, in questi tre anni non si è sentita molto a suo agio con una segretaria che ha ascoltato esclusivamente il suo giro stretto. Non è stata una rottamatrice con il coltello tra i denti alla Matteo Renzi, ma neppure ha coccolato gli «elefanti» del partito e i loro seguaci. Il patto che, alla vigilia delle primarie contro Stefano Bonaccini, i «vecchi» davano per scontato era più o meno questo: «Cara Elly, tu vinci e noi ti diamo la linea, mantenendo la golden share del partito». Invece lei ha promosso altri.
Ora è evidente che, se Schlein dovesse superare giochi e giochetti conquistando la candidatura a presidente del Consiglio e, soprattutto, se dovesse vincere contro Giorgia Meloni, per i «vecchi» sarebbe la fine delle loro onorate carriere, l’uscita di scena, la fine di un ciclo politico durato oltre trent’anni. E allora perché perché non tagliarle la strada? Tanto più che, a microfoni spenti, in misura diversa tutta la vecchia guardia esprime molti dubbi, per usare un’espressione gentile, sulle capacità di Elly di battere la presidente del Consiglio e soprattutto di governare il Paese.






