Con il riscaldamento globale che avanza, il pane e altri beni alimentari essenziali potrebbero arrivare a costarci molto caro. La siccità è una delle più serie minacce alla produzione agricola globale e quest’estate abbiamo avuto un assaggio della sua morsa sull’Europa.
Le ondate di calore si sono aggiunte ai conflitti di Ucraina e Medio Oriente e secondo la FAO, i prezzi dei beni alimentari globali hanno raggiunto i livelli più alti dal 2023, quando uscivamo dalla pandemia.
Alcune colture sono più vulnerabili di altre ai cambiamenti del clima. Un cereale come il frumento, colonna portante della dieta dell’intera umanità, è particolarmente dipendente dalle precipitazioni. Un suolo che rimane umido durante la sua fase di crescita è indispensabile per un buon raccolto, che altrimenti rischia di andare perduto, con conseguenti aumenti di prezzo sul mercato.
La sola ondata di calore di giugno, la seconda di una serie che si è abbattuta sulla porzione occidentale del Vecchio Continente, ha fatto perdere agli agricoltori europei circa 9 milioni di tonnellate di colture quali frumento, orzo, mais e avena, equivalenti a circa 2 miliardi di euro di mancati ricavi. Nel mese di luglio, il costo globale del frumento è aumentato di quasi il 6%.










