Il conto di questa torrida estate sarà salato per l’agricoltura europea. Dal Nord Italia al Regno Unito, dalla Francia alla Germania, le ondate di calore e la siccità degli ultimi mesi stanno avendo un impatto pesante sui raccolti estivi, a cominciare dal mais, e rischiano di compromettere la stagione della semina autunnale, aumentando i rischi per le forniture alimentari globali già messe a dura prova dalle tensioni geopolitiche. Secondo le stime del Joint Research Council (JRC) della Commissione Europea, il mais da granella registrerà un calo compreso tra il 6 e il 7%, così come i semi di girasole; per i raccolti invernali (fumento tenero, orzo, ecc) è prevista una riduzione compresa tra l’1 e il 4%.
Come sottolinea Bloomberg, gli effetti della crisi climatica si presentano in un momento in cui i flussi alimentari globali sono già a rischio. Russia e Ucraina hanno intensificato gli attacchi reciproci contro le infrastrutture e le navi per il trasporto del grano nel Mar Nero, riaccendendo i timori sull'affidabilità delle spedizioni provenienti da uno dei granai più importanti del mondo. A questo bisogna aggiungere l’impatto sui prezzi di fertilizzanti e gasolio della chiusura quasi totale dello Stretto di Hormuz, ma anche le preoccupazioni per gli effetti indiretti del Niño. Secondo le analisi del JRC, si prevedono un autunno e una primavera sensibilmente più caldi della norma, amplificando la grave siccità che già colpisce l'Europa centrale e mediterranea. La minore disponibilità di materia prima si rispecchia nei listini dei cereali sui mercati internazionali: i futures del grano a Parigi e Chicago hanno guadagnato rispettivamente circa il 19% e il 12% negli ultimi due mesi; anche i prezzi del mais in entrambi i mercati sono schizzati alle stelle.








