Non solo caffè e cacao. Anche cibi molto più basic come pane e pasta risentono della siccità indotta dal cambiamento climatico. E i prezzi nelle corsie del supermercato salgono. A dirlo è una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Earth's Future che, analizzando 20 anni di dati climatici, agricoli ed economici, ha dimostrato che la scarsità d’acqua spiega da sola oltre il 70% delle fluttuazioni dei prezzi del grano in tutto il mondo. “Sapevamo già che il cambiamento climatico influisce sulla produzione agricola”, ha spiegato Jørgen E. Olesen, direttore del Dipartimento di agroecologia dell'Università di Aarhus, in Danimarca. “La novità sta nel fatto che possiamo documentare un chiaro collegamento tra la siccità diffusa in tutto il mondo e i prezzi che i consumatori e i mercati alimentari si trovano ad affrontare".
Scarsità idrica severa
I ricercatori si sono chiesti cosa accade quando diversi “granai” del pianeta (le regioni di produzione chiave a livello mondiale) sono colpiti dalla siccità contemporaneamente o in rapida successione. Per rispondere, hanno sviluppato un nuovo indicatore, il Severe Water Scarcity (Sws), che, combinando dati a breve termine sull’umidità del suolo con dati a lungo termine sulla disponibilità idrica regionale, è in grado di misurare la percentuale di aree agricole globali colpite da scarsità idrica severa nei mesi in cui le piante sono più sensibili alla carenza d'acqua, cioè nei 4 mesi precedenti al raccolto. L’Sws si è dimostrato un ottimo predittore economico e ha permesso di stabilire che la siccità che ha colpito l’estensione globale dell’area coltivata a grano tra il 2000 e il 2020 spiega da sola circa il 74% delle fluttuazioni annuali del prezzo mondiale del grano. Un impatto molto maggiore rispetto a quello sperimentato da altri cereali come riso e mais, dovuto alle diverse tecniche di coltivazione che per il grano non prevedono irrigazione artificiale.










