L’analisi di Ires sulle dichiarazioni dei redditi, mentre sale il costo della vitaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciRedditi mediamente bassi, ma anche pensioni e redditi da lavoro dipendente che segnano una differenza in alcuni casi abissale rispetto ad altre provincie o comuni emiliani. La provincia di Rimini conferma anche nelle denunce dei redditi del 2025, la sua fragilità nei confronti di altre realtà in regione. Un dato su tutti: tra i dieci comuni con un reddito imponibile nel 2025 più basso ci sono ben cinque comuni della provincia riminese. Si tratta di Montecopiolo (19.219), San Leo (18.932), Gemmano (18.424), Sassofeltrio (18.070) e Casteldelci (17.421).

I dati emergono dal rapporto Ires, Istituto ricerche economiche sociali, relativo alle dichiarazioni dei redditi del 2025 paragonate a quelle dell’anno precedente. In vallata i redditi soffrono di più ed anche le pensioni visto che i cinque comuni già citati risultano anche tra i dieci con minori redditi da pensione, nonostante dal 2019, anno pre-Covid, le pensioni siano aumentate in modo consistente tanto che nella sola Gemmano l’incremento calcolato da Ires è del 30,4%. In generale in un arco temporale di sei anni, gli aumenti per pensioni e stipendi ci sono stati, ma la provincia rimane sempre il fanalino di coda. Nei redditi medi annui la città di Rimini arriva a 23.331 euro, un valore distante dai 30.956 di Parma, ed inferiore anche alle altre città romagnole: Ravenna (25.880), Cesena (26.080) e Forlì (25.767). Nel caso di Rimini l’aumento dei redditi rispetto al 2019 si è assestato sul 18,7%. A fronte di simili redditi nel comune riminese e negli altri della provincia, l’Emilia appare come l’Eldorado. A Gazzola, nel piacentino, il reddito medio è di 33.280 euro. Per la nostra provincia riminese il quadro non è confortante, ed è destinato a peggiorare. "Il caro carburanti, il caro energia e la conseguente spirale inflazionistica, secondo autorevoli analisi, a fine 2026 avranno eroso in media 1.500 euro di reddito ad ogni famiglia di percettori di reddito fisso, cioè più o meno la tredicesima mensilità - premette il segretario generale della Cgil Emilia Romagna Massimo Bussandri -. Questo impatterà in maniera drammatica in una Regione in cui più di un quarto dei contribuenti non arriva a 15mila euro lordi annui di reddito e in cui comunque la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti e dei pensionati si colloca entro i 30mila euro lordi annui".