Modena scavalca Reggio sui redditi pro capite, ma deve fare i conti con una frenata della crescita degli stipendi rispetto ad altre grandi città e una forbice che si allarga tra chi è benestante e chi arranca.

Sono le principali evidenze del rapporto curato da Giuliano Guietti per l’IRES Emilia-Romagna sui dati delle dichiarazioni 2025 (anno d’imposta 2024). Il territorio modenese mostra una solida tenuta che lo proietta ai vertici regionali e nazionali. Con un reddito imponibile medio pro capite di 27.632 euro, in crescita del 3,4% sul 2023 e del 17,4% sul 2019, la provincia di Modena sorpassa Reggio Emilia nella graduatoria italiana, passando dal nono all’ottavo posto nazionale. In ambito regionale, Modena conquista il terzo posto, preceduta soltanto da Bologna (29.157 euro) e Parma (28.491 euro), mentre stacca nettamente la Romagna e Ferrara. L’asse della Via Emilia dunque continua a registrare i valori reddituali più elevati, mentre le aree costiere e il ferrarese rimangono nelle posizioni di coda.

Spostando l’attenzione sul comune capoluogo, Modena sfonda la quota dei trentamila euro raggiungendo un reddito medio imponibile di 30.693 per contribuente, un valore che supera di quasi quattromila euro la media dell’intera Emilia-Romagna (26.831 euro). Ciononostante, l’analisi del capoluogo rivela una dinamica a due facce: se da un lato resta il terzo comune più ricco della regione alle spalle di Bologna (31.449 euro) e Parma (30.956 euro), dall’altro evidenzia la crescita annuale più contenuta tra i grandi centri urbani, con un incremento sul 2023 limitato al +2,6% (+16,4% sul 2019), contro il +4,2% di Bologna o il +4,4% di Piacenza. Questa parziale frenata appare visibile soprattutto nei redditi da lavoro dipendente: pur vantando la seconda retribuzione media da dipendente più alta tra i capoluoghi con 29.150 euro (preceduta solo da Parma con 29.296 euro), Modena registra un aumento annuo dei salari limitato al +2,5%, a fronte di incrementi più sostenuti a Bologna (+5,0%) o Piacenza (+5,5%).