Nell’ambito delle celebrazioni per i 450 anni dalla scomparsa del grande Maestro, Pieve di Cadore, sua città natale, omaggia Tiziano con un’originale mostra (sino al 18 ottobre 2026) interamente dedicata al ruolo innovativo del paesaggio nell’opera del Vecellio.

Dire Tiziano è come dire Rinascimento. Italiano ed europeo. Ma non solo: il Vecellio, principale esponente della «pittura tonale» e della «scuola veneta», è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi nomi dell’intera storia dell’arte, una di quelle figure apicali la cui arte (in questo caso meglio dire «rivoluzione pittorica») influenzò sia gli artisti suoi contemporanei che le generazioni future.

Tiziano, il genio del Rinascimento che rivoluzionò il paesaggio

Allievo (forse) del Giorgione, sicuramente di Giovanni Bellini, e incontrastato dominatore della scena artistica della Venezia rinascimentale, non c’era artista della Serenissima che non si «inchinasse» al suo cospetto e alla sua pittura innovativa, fatta di colore e di pennellate veloci ed aggraziate, senza passaggi netti tra luce e ombra, dove a definire forme e contorni non è più il disegno ma le graduai sovrapposizioni «tono su tono».

La sua pittura potente, teatrale e drammatica, lo eleva al rango di pittore ufficiale della Repubblica di Venezia (siamo ne 1516), fa innamorare nobili, Papi e sovrani, gli Estensi e i Gonzaga. E persino l’imperatore Carlo V, che fa del Vecellio il suo ritrattista di fiducia.