Il tempo sembra sospeso tra le Dolomiti che fecero da sfondo alla giovinezza di uno dei più grandi geni del Rinascimento. Il 27 agosto, Pieve di Cadore si stringe intorno al ricordo del suo cittadino più illustre, Tiziano Vecellio, nel giorno esatto in cui ricorre l'anniversario della sua scomparsa, avvenuta a Venezia nel 1576.

Non una semplice commemorazione, ma un viaggio a ritroso nel tempo che unisce la solennità della memoria alla viva celebrazione di un'eredità artistica immortale. All'interno delle mura della casa natale e tra le navate dell'arcidiaconale, la comunità cadorina si prepara a tributare il proprio omaggio al maestro del colore, in un dialogo ideale tra la laguna e l'aspra bellezza delle montagne dove tutto ebbe inizio.

Il 27 agosto del 1576, ormai sulla soglia di novant'anni e con la peste che dilania la città, Tiziano muore nella sua abitazione-studio al Biri Grande a Venezia "amalato de febre"; qualche mese più tardi nel Lazzareto Vecchio anche l'amato figlio Orazio verrà a mancare. Il grande vecchio era all'apice del successo. Aveva viaggiato in tutta Europa, era stato pittore ufficiale della Serenissima, pittore di corte di Carlo V e di Filippo II di Spagna, aveva rinnovato la pittura europea. La sua fama era tale, che nonostante le restrizioni imposte dall'emergenza sanitaria, gli vengono accordati i funerali a San Marco e la sepoltura nella Basilica dei Frari, dove nel 1852 in suo ricordo verrà inaugurato il monumentale cenotafio voluto dall'Imperatore d'Austria, su progetto di Luigi Zandomeneghi e figlio.