"Battesimo di Cristo, 1511-12", Roma, Musei Capitolini
L'estate del 1576 è una delle più tragiche nella lunga storia della Serenissima. Venezia è piegata dalla peste: secondo i Provveditori alla Sanità in tre anni muoiono 46.700 persone, oltre un quarto della popolazione. Le porte e le finestre delle case infette vengono sbarrate con assi, i malati trasferiti nei luoghi di quarantena, messi a punto proprio in laguna qualche anno prima. La città che ha costruito la propria ricchezza sulla circolazione di uomini e merci deve ora difendersi proprio da ciò che l'ha resa grande.
È in questa atmosfera sospesa tra vita quotidiana e paura del contagio che il Senato fa voto di costruire una nuova chiesa, dedicata al Redentore e affidata ad Andrea Palladio, se Venezia riuscirà a salvarsi. Ancora oggi, ogni terza domenica di luglio, un ponte votivo di barche ricorda quei giorni drammatici. Il 27 agosto, mentre l’epidemia è ancora in corso, muore Tiziano Vecellio. Non conosciamo con certezza la sua età: probabilmente ha tra gli 86 e gli 88 anni, anche se una lettera a Filippo II di Spagna lo vorrebbe addirittura centenario. La sua lunghissima vita ha attraversato il Rinascimento, portandolo dalle montagne del Cadore alle corti più potenti d’Europa. Muore però lontano dai fasti, in una città devastata, seguito due mesi dopo dal figlio Orazio, anche lui pittore e suo principale collaboratore, lasciando aperta una complessa vicenda di opere ed eredità.






