Il leader risponde alla fronda del Nord: «La dimensione nazionale della Lega non si può mettere in discussione. Il congresso lo abbiamo fatto l’anno scorso all’unanimità». E replica al no di Tajani sulle banche: «Non si tratta di andare in Unione Sovietica o far venire l’orticaria a qualcuno». Nuovo incontro tra Romeo e Fontana a Milano

«Adoro quelli che lavorano tanto e perdono poco tempo in beghe e polemiche». Dopo le tensioni nella Lega, Matteo Salvini risponde all’ala nordista e prova a mettere alcuni punti fermi. Nessun nuovo congresso all’orizzonte, nessun ripensamento sulla trasformazione del Carroccio in partito nazionale. E se «ci sarà in futuro qualcuno che farà il ministro meglio di me e il segretario meglio di me», almeno fino alle prossime Politiche il leader non sembra intenzionato a farsi da parte.

Intervenendo a La Piazza di Affaritaliani.it, a Ceglie Messapica, il vicepremier torna anche sull’altro fronte, quello che lo contrappone agli alleati forzisti in maggioranza: gli extraprofitti delle banche. Dopo che appena ieri Antonio Tajani aveva bollato l’ipotesi come una «parolaccia» che «sa di Unione Sovietica», arriva la replica, che sembra cucita sulle parole dell’alleato. «Qua non si tratta di andare in Unione Sovietica o di far venire l’orticaria a qualcuno. Preferisco chiedere un sacrificio a cinque banchieri che non a 50 milioni di italiani. E lo dico da liberale».