di
Marco Cremonesi
Il capogruppo al Senato e la battaglia per cambiare la leadership del partito, al fianco del governatore lombardo Fontana: «Se non parliamo di Nord, i voti non li prendiamo più»
Nordista per convinzione, ribelle «per dovere»: «Me lo chiedono i militanti e chi ama la Lega». Massimiliano Romeo da Monza, classe 1971, con il governatore lombardo Attilio Fontana è diventato bandiera dell’insurrezione «nordista» dentro alla Lega. «Insurrezione lo dice lei» sbuffa con chi glielo fa notare. Lui sostiene di fare semplicemente quel che gli diceva Salvini: «Portami soluzioni, non problemi». E pazienza se la soluzione proposta al segretario — «passo di lato» e scettro condiviso con i governatori — dai salviniani sia considerata un golpe o giù di lì. Romeo nasce da famiglia benestante brianzola e tu guarda quanto è strano il mondo: suo fratello è Filippo Champagne, sregolatissima star dei social reso celebre dalla Zanzara. Romeo ha evitato di parlarne fino a quando il fratello non si è messo ad attaccare Salvini («Dove sei, fenomeno?»).
Oggi Filippo è uscito di scena anche per i numerosi ban dai social. E il fratello maggiore, di social pochissimo appassionato, senza smanie di apparire e cattolico praticante («Vado a messa tutte le domeniche, e anche più spesso») parla di «due vite agli antipodi. Ma è mio fratello e gli voglio bene». Gli amici chiamano Romeo «il capogruppo d’Italia» non solo per l’attitudine istituzionale ma perché quello di capogruppo della Lega è il mestiere di una vita. Prima, correva il 1998, nella circoscrizione San Biagio-Cazzaniga di Monza, poi nel Comune capoluogo (dove è stato anche assessore), poi in Regione Lombardia (quando c’erano anche Renzo Bossi e Nicole Minetti) e infine al Senato. Va detto che Romeo è pure il segretario della Lega lombarda, culla del partito.









