| 12 Agosto 2026 01:01 |
2 minuti per la lettura
(Adnkronos) – Da una parte c’è la cosiddetta ala nordista, con in testa i vertici lombardi, ovvero il governatore Attilio Fontana e il segretario regionale, nonchè capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo. L’anima lumbard, come qualcuno l’ha ribattezzata, si sente penalizzata da alcuni provvedimenti del governo Meloni e sottorappresentata. Vuole un cambio di rotta e chiede da tempo una riorganizzazione del partito. Serve una squadra, che giochi per fare goal. Dall’altra parte, c’è il ‘capitano’, Matteo Salvini, che aveva portato il movimento fondato da Umberto Bossi al 34% e ora è, secondo tutti gli ultimi sondaggi, piombato all’8-9 per cento
. Sullo sfondo c’è Roberto Vannacci, che ha rotto gli argini e costretto la Lega a fare la parte dell”inseguitrice’, rubandole voti e ‘pedine’. Da un po’ di tempo nel Carroccio si respira un clima pesante. Almeno in Lombardia, nella Regione che una volta era conosciuta come la roccaforte dei leghisti duri e puri delle origini. Tensioni che sono arrivate fino all’ultimo direttivo regionale, venerdì scorso, quano in via Bellerio sarebbe andato in scena uno sfogatoio con tanto di richiesta al segretario di un passo ‘di lato’.











