Formalmente la Cina non importa petrolio dall’Iran: nei dati doganali le importazioni di greggio iraniano sono praticamente nulle. In realtà, secondo stime statunitensi confermate dagli esperti del settore, la Cina importa tra l’80 e il 90 per cento di tutto il petrolio dell’Iran. Lo fa però in maniera nascosta, per schermare la propria economia da possibili ritorsioni e sanzioni degli Stati Uniti e dei loro alleati. Lo strumento principale di questa elusione sono alcune raffinerie di greggio indipendenti sparse per tutto il paese, chiamate “raffinerie teiera”.

L’esistenza e il funzionamento delle “raffinerie teiera” sono noti da tempo, ma sono tornati rilevanti negli ultimi giorni, quando gli Stati Uniti hanno annunciato una nuova campagna di sanzioni per strangolare economicamente l’Iran e costringerlo a fare concessioni nei negoziati sulla guerra in Medio Oriente. Le “raffinerie teiera” mostrano che sarà difficile.

Si chiamano così perché solitamente sono piccole e i loro processi di raffinazione relativamente rudimentali: soprattutto all’inizio erano poco più che contenitori per raffinare greggio in gasolio. (C’è anche un’altra versione secondo cui si chiamerebbero così per la loro forma tozza simile a quella di una teiera, ma è meno plausibile). Ne sono state contate oltre 120, ma le più importanti sono circa una decina, concentrate nella provincia costiera dello Shandong, sotto Pechino.