Il messaggio della Cina è forte e chiaro: le nuove sanzioni contro l’Iran annunciate dagli Usa per colpire chiunque intratterrà rapporti commerciali con Teheran sono illegali. Lin Jian, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, ha dichiarato in conferenza stampa che il governo di Xi Jinping “adotterà tutte le misure necessarie per salvaguardare fermamente i propri diritti e interessi legittimi”. Il riferimento è all’imminente “D-Day economico” evocato dal Segretario del Tesoro americano Scott Bessent e pensato per danneggiare chi continuerà a comprare il petrolio dagli ayatollah: un avvertimento indiretto alla Repubblica Popolare Cinese.Sanzioni e tensioni: scintille Usa-Cina sull’Iran“Abbiamo già dichiarato molte volte che ci opponiamo fermamente alle sanzioni unilaterali illegali”, ha spiegato Lin, aggiungendo che la guerra economica e la massima pressione degli Usa “non contribuiranno a risolvere il problema” iraniano. Al contrario, ha scritto il China Daily, le suddette misure non faranno altro che “inasprire ulteriormente le tensioni, alimentare rischi, sconvolgere l’ordine economico e finanziario globale e ledere i diritti e gli interessi legittimi di altri Paesi”. Nel mirino di Washington c’è il petrolio iraniano acquistato da Pechino. “Gli acquisti cinesi rappresentano circa il 90% delle esportazioni di petrolio iraniano, fornendo decine di miliardi di dollari di entrate annuali che sostengono il bilancio governativo e le attività militari dell’Iran”, spiegava qualche mese fa la Commissione per la revisione economica e di sicurezza Usa-Cina.Da qui la decisione della Casa Bianca di passare a un nuovo livello di pressione sanzionatoria pensato implicitamente per bloccare il flusso di denaro cinese diretto verso Teheran. Bessent non ha nominato Pechino ma le sue parole lasciano pochi dubbi: “Riteniamo che il modo migliore per interagire con i Paesi sia attraverso una diplomazia discreta, e ci confrontiamo apertamente con ciascuno di essi per illustrare le nostre aspettative. Sappiamo chi sono. E loro sanno chi sono”. In ballo ci sono numeri emblematici. Nel settembre 2025, per esempio, Teheran avrebbe esportato petrolio per un valore compreso tra 3,9 e 4,2 miliardi di dollari e la Cina, il più grande consumatore di energia al mondo, ne avrebbe acquistato la stragrande maggioranza. Non solo: il 38% del petrolio cinese e il 23% del gas naturale liquefatto transitano attraverso lo Stretto di Hormuz, punto nevralgico della guerra statunitense contro l’Iran.Washington avverte PechinoLa Cina ha già ridotto le sue importazioni di petrolio iraniano. Prima della guerra, infatti, le importazioni del Dragone di greggio iraniano si attestavano in media intorno a 1,4 milioni di barili al giorno, mentre negli ultimi mesi sono scese a circa 700.000 a causa della riduzione della produzione nelle raffinerie e dei prelievi dalle scorte nazionali. “Un blocco totale (delle importazioni di greggio iraniano) avrebbe probabilmente un impatto immediato limitato sulla sicurezza petrolifera complessiva della Cina, perché le importazioni dall’Iran sono già diminuite in modo sostanziale e la Cina detiene ancora scorte di greggio relativamente ingenti”, ha spiegato alla Cnn Tianyue Hu, analista della società di intelligence energetica Rystad.Certo, è difficile stabilire in che misura le nuove sanzioni statunitensi potrebbero avere effettivamente un impatto sulla Cina. In ogni caso, da quando Donald Trump è tornato al governo, Washington ha intensificato i suoi sforzi per reprimere gli acquisti cinesi di petrolio iraniano, imponendo sanzioni soprattutto alle raffinerie cinesi più piccole (e ad altri partecipanti alla catena di approvvigionamento) con ben pochi esiti favorevoli. “Nessuno è al di sopra della portata delle sanzioni statunitensi. Non intendo fissare delle scadenze ma la nostra pazienza non è illimitata”, ha tuonato Bessent.
“Illegali le sanzioni all’Iran”. La Cina sfida gli Usa dopo l’annuncio di Bessent
Pechino difende i suoi acquisti di petrolio da Teheran: “Pronti a tutelare i nostri interessi con tutte le misure necessarie”










