La Cina, il più grande importatore di petrolio al mondo, ha ulteriormente aumentato gli ordini di greggio russo dopo che le sanzioni secondarie imposta da Donald Trump hanno ridotto l’import da parte dell’India. Per garantirsi forniture a basso costo, come ricostruito da un’inchiesta del Financial Times, Pechino ha messo a punto meccanismi come l’uso di ipoteche navali come garanzia contrattuale, che consentono di non servirsi di normali intermediari finanziari soggetti a sanzioni se facilitano le transazioni con Mosca. Il Dragone continua dunque imperterrito a finanziare il Cremlino, mentre il presidente Usa esita a imporre misure ritorsive nei suoi confronti nonostante si tratti di uno dei possibili strumenti di pressione per indurre Vladimir Putin a far cessare la guerra in Ucraina.
Più acquisti dopo il calo della domanda indiana
La Cnn ha dato conto del fatto che le raffinerie cinesi hanno acquistato almeno 15 carichi di petrolio russo in consegna tra ottobre e novembre, approfittando del calo della domanda indiana dopo i nuovi dazi statunitensi. Le spedizioni partiranno dai porti russi dell’Artico e del Mar Nero, da cui di solito prendono il mare i carichi destinati all’India. Che lo scorso anno ha importato petrolio e greggio dalla Russia per un valore di 53 miliardi di dollari, secondo i dati aggregati dalle Nazioni Unite. Ma, come ha sintetizzato due giorni fa il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, è un segreto di Pulcinella il fatto che “la guerra della Russia” che gli Usa e i leader europei spingono per fermare “è resa possibile dal fondamentale sostegno cinese”. Perché “l’80% dei beni a duplice uso utilizzati dalla Russia proviene dalla Cina” e “la Cina è il maggiore acquirente di petrolio e gas russi”.







