Proteggere la propria economia dagli scossoni internazionali e dagli umori di Donald Trump. Questi i motivi che hanno spinto la Cina ad aumentare le importazioni di petrolio dal Medio Oriente già nel gennaio del 2026, quando la guerra tra Stati Uniti e Iran ancora non era iniziata. Un incremento silenzioso, ma carico di significato geopolitico, che ha permesso a Pechino di salvaguardare la sua situazione prima che il conflitto iniziasse a mettere sotto pressione le rotte energetiche globali.

I dati doganali diffusi dalla Cina e citati dal New York Times mostrano come il più grande importatore mondiale di greggio abbia intensificato gli acquisti mentre continua ad accumulare scorte strategiche, importando il 15,8% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il tutto nonostante il consumo interno di petrolio sia in lieve calo. «L'accumulo di scorte è in atto da tempo e i regolatori cinesi si stavano già preparando alle tensioni geopolitiche che sarebbero potute derivare dall'amministrazione Trump», ha spiegato al Nyt Cosimo Ries, analista energetico di Trivium China. La guerra tra Usa e Israele contro l'Iran rappresenta esattamente lo scenario di crisi che la leadership cinese teme da anni, con interruzioni delle forniture e choc sui prezzi capaci di colpire un'economia già sotto pressione.