La Cina è nella posizione unica di maggiore potenziale vittima del blocco dello Stretto di Hormuz e di alleato di particolare influenza sull'Iran: le forti turbolenze al traffico marittimo seguite agli attacchi di Usa e Israele contro Teheran sono una minaccia diretta alla sicurezza energetica di Pechino che dal Golfo Persico importa circa il 45-50% del suo fabbisogno petrolifero annuale.
L'inattesa chiamata al "gioco di squadra" da parte del presidente americano Donald Trump, allo scopo di garantire la sicurezza marittima nel braccio di mare dove transita il 20% del greggio mondiale, fa quindi leva su una condizione di oggettiva precarietà, anche per il Dragone.
Almeno 55 navi battenti bandiera cinese sono infatti rimaste intrappolate all'interno del Golfo Persico, mentre altre sono ferme all'esterno, nel Golfo dell'Oman.
"In qualità di amico sincero e partner strategico dei Paesi mediorientali, la Cina continuerà a intensificare le comunicazioni con le parti interessate - incluse le parti coinvolte nel conflitto - e a svolgere un ruolo costruttivo ai fini della de-escalation e del ripristino della pace", ha detto un portavoce dell'ambasciata cinese a Washington, in una nota citata dalla Cnn. "Tutte le parti hanno la responsabilità di garantire un approvvigionamento energetico stabile e senza intoppi", ha aggiunto.











