Nel Sahara, all’interno del Deserto Occidentale d’Egitto, i fossili di squali estinti raccontano un passato molto diverso da come lo immaginiamo. Individuate altre cinque specie, di cui una non era mai stata segnalata in Africa.

In Egitto, il Sahara a ovest del Nilo, conosciuto come Deserto Occidentale, continua a restituire testimonianze di un passato perduto. Ne sono una prova altre cinque specie di squali estinti appena identificate, di cui una non era mai stata segnalata in Africa. A individuarle è stato un team di ricercatori guidato dal paleontologo Tarek Yassin dell’Università del Cairo, che ha recuperato 14 denti fossili di squalo nella miniera di fosfati di Abu Tartur, facendo salire a sette il numero di specie finora individuare nell’area.

“Nel loro insieme, questi reperti mettono in luce un ecosistema marino ricco di nutrienti e ad alta produttività lungo il margine di una piattaforma fosfogenica” spiega Yassin. “Le informazioni raccolte offrono inoltre nuovi elementi per comprendere la diversità degli squali che popolavano i mari tropicali del Nord Africa durante il Cretaceo superiore e il contesto cronologico della loro presenza”. La scoperta di squali estinti nel deserto del Sahara Le specie di squali estinti individuate negli strati di fosfato della miniera di Abu Tartur appartengono tutte all’ordine dei lamniformi, un gruppo di predatori marini che comprende anche gli antenati degli attuali squali bianco, volpe e mako. Nello studio pubblicato su Cretaceous Research i ricercatori indicano che si tratta di almeno cinque specie, Cretalamna cf. C. maroccana, Scapanorhynchus cf. S. raphiodon, Serratolamna cf. S. serrata, Squalicorax bassanii e Squalicorax pristodontus, sulla base delle caratteristiche dei denti fossili recuperati nella miniera. Di queste, Scapanorhynchus cf. S. raphiodon non è mai stata identificata prima in Africa.