Nel deserto dell’Atbai emergono tombe circolari, resti umani e animali: una cultura pastorale sopravvissuta al Sahara verde

©African Archaeological Review

Nel Sahara ci sono luoghi che sembrano vuoti solo a chi li guarda di fretta. Pietre, piste secche, letti di fiumi che l’acqua ha abbandonato da millenni, rilievi bassi consumati dal vento. Poi arrivano le immagini satellitari, la pazienza di chi le legge una griglia alla volta, e quel vuoto comincia a mostrare una forma. Cerchi. Recinti. Macchie regolari in mezzo al deserto. Tracce di persone che allevavano animali, si spostavano dietro all’acqua e seppellivano i propri morti dentro strutture costruite per durare più della loro stessa stagione.

Nel deserto dell’Atbai, tra il Nilo nubiano e il Mar Rosso, un gruppo internazionale di ricercatori ha individuato 260 strutture funerarie monumentali finora sconosciute, inserite in un insieme più ampio di 280 monumenti circolari. Sono state chiamate Atbai Enclosure Burials, sepolture a recinto dell’Atbai: grandi costruzioni in pietra, spesso rotonde, con tombe interne e resti di uomini e animali. Lo studio, pubblicato su African Archaeological Review, le colloca soprattutto tra il IV e il III millennio a.C., quindi in una fase precedente o vicinissima alla nascita dell’Egitto faraonico unificato, associata tradizionalmente a Narmer o Menes attorno al 3100 a.C.