La mappa con la distribuzione delle strutture scoperte. In basso a sinistra le fosse circolari. Credit: African Archaeological Review

Nel cuore del Deserto orientale, una parte del gigantesco Sahara incastonata tra Nilo, Mar Rosso e Sudan nordorientale, i ricercatori hanno scoperto centinaia di monumentali strutture funerarie appartenenti a una misteriosa e antichissima cultura nomade e pastorale. Le costruzioni sono persino precedenti al regno dei faraoni in Egitto, dato che, secondo gli archeologi, furono realizzate tra il 4.000 e il 3.000 avanti Cristo (di fatto hanno lambito il regno di Narmer o Menes, il primo centralizzato che ebbe inizio nel 3.100 aC, dopo l'unificazione dell'Alto e del Basso Egitto). Le più grandi di queste strutture, note come “sepolture a recinto di Atbai” (Atbai Enclosure Burials o AEBs), sono fosse circolari con un diametro massimo di 80 metri. Sono circondate da muretti in pietra e all'interno, oltre che gli scheletri dei nomadi, sono presenti le ossa di varie specie di animali allevati, come bovini, capre e pecore. Alcune sono piccole e contengono lo scheletro di una sola persona al centro della fossa.

È interessante notare che le sepolture a recinto di Atbai si trovano in un luogo arido e remoto, molto difficile da raggiungere e studiare, anche per questo ne sono rimaste nascoste a centinaia per millenni. È solo grazie a una recente e approfondita indagine basata su immagini satellitari che gli scienziati sono riusciti a mappare le strutture e a ottenere un quadro piuttosto esaustivo della loro distribuzione, in una parte del Sahara difficilmente accessibile (ma comunque esposta ai furti di predoni e tombaroli). In tutto sono ben 260 le nuove fosse a recinto rinvenute, tra le oltre 90.000 strutture archeologiche rilevate nell’Atbai (gli AEBs sono concentrati soprattutto nell’area del Wadi Gabgaba). A scoprirle e descriverle è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati australiani dell'Università Macquarie di Sydney, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di vari istituti. Fra quelli coinvolti l'Università Lumière di Lione (Francia), il CNRS – HiSoMA, Maison de l'Orient et de la Méditerranée e l'Istituto di Culture Mediterranee e Orientali dell'Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia.