Igrandi massi disposti in circolo nel sito neolitico britannico di Stonehenge, nella contea inglese del Wiltshire, furono collocati nelle notte dei tempi da mani umane laddove tuttora si trovano: meta d'attrazione ogni anno per milioni di visitatori, curiosi e cultori del New Age.
Almeno secondo i risultati di una nuova ricerca, condotta da un team dell'Aberystwyth University, ateneo con sede in Galles, che sembrano allontanare definitivamente l'ipotesi alternativa di un'opera realizzatasi da sola, per singolare effetto naturale, come frutto di un trascinamento dei ghiacci risalente all'era della glaciazione.
Il mistero è legato al fatto che il cromlech primitivo ("circolo di pietra" in bretone) più imponente e celebre mai venuto alla luce al mondo risulta composto da massi provenienti da vari luoghi dell'isola: incluso un megalito di basalto blu riconducibile come territorio di provenienza all'attuale contea gallese del Pembrokeshire, lontana 225 chilometri dall'area dell'Inghilterra sud-occidentale in cui sorge oggi Stonehenge, nelle vicinanze della storica città di Salisbury. Cosa che ha dato fiato a una contesa mai del tutto risolta fra archeologi: in maggioranza convinti che il trasporto fosse stato eseguito - chissà come - da uomini, ma in parte più inclini a immaginare una sorta di miracolo naturale di epoca glaciale.






