Il 19 maggio 1991, scendendo dal Giogo Tisa sulle Alpi Venoste, a oltre tremila metri di quota, i coniugi tedeschi Erika e Helmut Simon fecero una scoperta destinata a segnare la storia dell’archeologia e della paleoantropologia. Parzialmente nascosto dal ghiaccio stava il corpo mummificato di un uomo vissuto oltre cinquemila anni fa: Ötzi, l’Uomo del Similaun, pelle e occhi scuri e quasi del tutto calvo, che portava con sé un oggetto che attirò subito l’attenzione degli studiosi. Si trattava di un’ascia dalla lama trapezoidale composta al 99,7% da rame puro, con tracce di impurità che ne indicavano una provenienza dalle colline metallifere della Toscana meridionale. È con questa storia che si apre Materie prime che muovono il mondo. Rare, critiche, contese (Il Mulino, 2026), saggio del chimico Elio Giamello, professore emerito all’Università di Torino e ospite del Festival di Green&Blue 2026 (a Milano, dal 4 al 6 giugno): un antichissimo caso di metallurgia estrattiva praticata dal genere umano che segna l’inizio della transizione verso l’utilizzo intensivo delle risorse del sottosuolo, che è tuttora in corso e che, cinque millenni dopo l’ascia di Ötzi, deve fare i conti con la presa di coscienza dei limiti fisici del nostro pianeta, con i delicatissimi equilibri geopolitici legati al possesso di queste risorse e con le conseguenze etiche e sociali del loro sfruttamento.
“Materie prime, non si getta via niente: abbiamo il dovere etico di riciclare”
Nel suo saggio “Materie prime che muovono il mondo”, il chimico Elio Giamello - che sarà ospite del G&B Festival il 4 giugno - racconta l’impatto dell’esse…






