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29 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 16:40

A oltre trent’anni dalla sua scoperta tra i ghiacci del Similaun, Ötzi continua a raccontare una storia sorprendentemente attuale. L’uomo vissuto più di 5.000 anni fa sulle Alpi tra Italia e Austria si conferma non solo una testimonianza archeologica straordinaria, ma anche un vero e proprio archivio biologico. Alla lunga lista di problemi di salute già noti – fratture ossee, parassiti intestinali, carie, colesterolo elevato, intolleranza al lattosio e l’ipotesi della malattia di Lyme – si aggiunge ora una nuova possibile diagnosi: Ötzi potrebbe essere stato infettato dal papillomavirus umano Hpv16, uno dei ceppi oggi responsabili di numerosi tumori genitali e della gola. Tracce di questo virus sono state individuate nel materiale genetico estratto dalla mummia, secondo uno studio condotto da biologi dell’Università federale di San Paolo, in Brasile, e condiviso sulla piattaforma bioRxiv che non prevede una revisione.

Lo stesso ceppo virale sarebbe stato rilevato anche nei resti di Ust-Ishim, un Homo sapiens vissuto circa 45.000 anni fa nella Siberia occidentale. Due individui separati da circa 40.000 anni e da 5.000 chilometri di distanza geografica, un dato che suggerisce una circolazione antichissima dell’Hpv nella nostra specie. Se i risultati verranno confermati dalla revisione paritaria, potrebbero colmare una lacuna importante nella storia evolutiva dei virus oncogeni, dimostrando che la convivenza tra uomo e Hpv risale a tempi remotissimi.