Per spegnere i grandi incendi delle ultime settimane in Carnia, è stata usata anche l’acqua del Tagliamento. Si tratta di un ecosistema unico, che rischia di essere stravolto
A più di settant’anni Alessandro Cirani si muove con l’agilità di uno stambecco tra le sporgenze rocciose che sovrastano la Stretta di Pinzano, in provincia di Pordenone. Siamo nel punto meno ampio del fiume Tagliamento, che quasi scompare prima di riemergere su un letto di sabbia e ghiaia, scintillando in un’infinità di sfumature di blu. Ciriani da bambino nuotava e giocava in queste acque. È stato solo qualche decennio dopo che ha capito appieno l’importanza di questo ecosistema.
Il Tagliamento si estende per 178 chilometri dalle Alpi Carniche, vicino al confine tra Italia e Austria, fino all’Adriatico settentrionale, a nordest di Venezia. È uno degli ultimi fiumi d’Europa che conserva il suo corso naturale. In un tratto del suo alveo lungo 50 chilometri, l’acqua turchese scorre in canali che si ramificano come vasi sanguigni e si riformano a ogni piena.
Una rete così dinamica di canali e sedimenti è fondamentale per la sopravvivenza di diverse specie e un tempo caratterizzava la maggior parte dei fiumi alpini. Oggi questo ecosistema è scomparso quasi ovunque, tranne che qui.








