di
Francesca Sala
Sul Monte Goj decine di evacuati dalle case minacciate dalle fiamme, sul Moregallo il fuoco ha «saltato» il crinale, a Premana dopo un mese i sentieri restano interdetti. In Lombardia si lotta contro una situazione mai vista. «D'estate l'erba rallentava il fuoco e i maggiori roghi erano d'inverno, ma adesso l'erba è sparita»
«L’acqua evapora prima di raggiungere le parti più profonde del terreno, appena tocca la superficie». Andrea Turco, comandante provinciale dei Carabinieri Forestali di Sondrio, usa un’immagine semplice per spiegare una delle trappole di questa estate lombarda. Dall’alto arrivano gli elicotteri, i Canadair, i lanci d’acqua. La montagna sembra domata. Poi, qualche ora dopo, il fumo torna a salire. Sotto le foglie, nella ramaglia, nelle sacche di materiale vegetale secco, una brace può continuare a vivere. È questa la fotografia di una Lombardia alle prese con una situazione eccezionale. La Regione ha attivato il quadro di massima attenzione previsto per il rischio di incendi boschivi, in un periodo che, per caratteristiche climatiche e vegetazionali, non dovrebbe essere quello più critico. Il Piano regionale indica infatti come periodo statisticamente più pericoloso l’inverno-primavera, soprattutto fra gennaio e aprile. Adesso, invece, brucia agosto.














