Glovo sotto accusa: retribuzioni insufficienti, algoritmo opaco ed evasione. La Procura di Milano esige l'assunzione dei rider, mentre il Tribunale di Torino impone obblighi per la sicurezza e la salute dei lavoratori
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L’algoritmo opaco, i 38 milioni di contributi evasi ed il nodo della subordinazioneLa svolta di Torino la sicurezza diventa un costo aziendaleL’inerzia denunciata dai sindacati ed i precedenti giudiziari
Un terremoto giudiziario si sta abbattendo sulle fondamenta della gig economy italiana. Paolo Storari, pubblico ministero della Procura di Milano, ha espresso un parere nettamente contrario alla revoca del controllo giudiziario per caporalato disposto nei confronti di Foodinho, la branca italiana del colosso spagnolo Glovo. La richiesta di sbloccare la srl, depositata dagli avvocati dell’azienda dinanzi al giudice per le indagini preliminari Roberto Crepaldi, è stata respinta al mittente: secondo le verifiche condotte dal Nucleo tutela del lavoro dei carabinieri, i 40mila ciclofattorini impiegati sulla piattaforma lungo la Penisola continuano a percepire compensi inferiori alla soglia di povertà.













