La Procura di Milano si è nuovamente occupata di food delivery e nello specifico dei rider di Glovo. A distanza di cinque anni da quando il pubblico ministero Paolo Storari aveva commissariato la filiale italiana di Uber Eats per sfruttamento dei rider e caporalato digitale. Ora si parla di Glovo. Come si legge nel decreto d'urgenza firmato dal pm il 5 febbraio scorso, la società che gestisce le attività di Glovo nel nostro paese, Foodinho srl, è stata messa sotto controllo giudiziario. Un provvedimento drastico che, di fatto, affianca al vertice aziendale Pierre Miquel Oscar, il commercialista Adriano Romanò con il compito di risanare un sistema di gestione del lavoro ritenuto illecito. Miquel Oscar è indagato per caporalato.Il decreto è stato convalidato il 19 febbraio dal giudice per le indagini preliminari Roberto Crepaldi. Come riportato dal Sole 24 Ore, che ha letto la convalida, il gip ha stabilito che Glovo deve “introdurre un algoritmo […] capace di garantire (ai rider, ndr) un reddito compatibile con i dettami costituzionali". Ai rider, secondo il gip, dovrebbe essere assicurato “un compenso minimo orario” secondo quanto previsto dai “contratti collettivi nazionali”. In una nota stampa di Glovo diramata il 20 febbraio, l'azienda sottolinea che “né il Tribunale né la Procura hanno ordinato a Glovo di assumere 40.000 rider, contrariamente a quanto riportato in modo inesatto da alcune ricostruzioni mediatiche”. La multinazionale “prende atto della nomina dell’amministratore ed è impegnata a fornire all’indagine in corso tutti i fatti e i dati rilevanti, che dimostreranno come i rider ricevano un compenso equo e pienamente conforme a tutti i requisiti di legge” e si dichiara disponibile a collaborare con le autorità.I rider dovrebbero essere dipendenti di GlovoL'inchiesta della procura esplicita chiaramente le problematiche strutturali del settore e delle aziende che lavorano nel food delivery – consegna di cibo o prodotti alimentari a domicilio.Secondo le indagini condotte dal Nucleo ispettorato del lavoro dei Carabinieri, il modello di business di Foodinho non si limita a gestire consegne, ma approfitta dello "stato di bisogno" di migliaia di rider (circa 40.000 in tutta Italia e 2.000 a Milano) per imporre condizioni lavorative degradanti e paghe a dir poco inadeguate: Circa 2,50 euro a consegna, per turni di lavoro che oscillano tra le 9 e le 10 ore, sei giorni a settimana o anche tutti i giorni. In una delle decine di testimonianze inclusa nel decreto del pm, che Wired Italia ha potuto consultare, un rider ha dichiarato di lavorare per Glovo in regime di partita iva in zona Duomo: ogni giorno effettua almeno quindici consegne in sella a una bici elettrica. Stipendio lordo mensile dichiarato: 1.400 euro. Al quale, ovviamente, vanno tolte le tasse, le spese di affitto e quelle per vivere.Ma molto spesso lo stipendio è più basso: altri rider hanno dichiarato alla procura un guadagno mensile che varia tra i 600 e i 1.100 euro, di cui buona parte sono destinati al sostegno economico o al mantenimento integrale della famiglia che rimane nel paese d'origine (Bangladesh, Ghana, Nigeria e Pakistan). In alcune testimonianze i fattorini hanno parlato anche delle modalità di controllo dell'azienda sul loro lavoro di consegna: “Se c'è un ritardo nella consegna Glovo mi contatta telefonicamente per chiedere spiegazioni e sapere dove mi trovo”. A dimostrazione del fatto che, stando a quanto ricostruito dal pm Storari, “l'architettura informatica dell'app rider, per come ricostruita sulla base dell'analisi […], risulta idonea a supportare un monitoraggio continuativo e strutturato dell'attività lavorativa”.In sintesi, per la procura i rider possono lavorare solo attraverso l'app fornita dall'azienda, la quale assegna automaticamente gli ordini da consegnare senza possibilità di negoziazione sul prezzo e indicando tempi e percorso. Inoltre, geolocalizza e registra i tempi di ritiro e consegna, rendendo possibile una ricostruzione della prestazione di lavoro. Glovo detiene anche un potere sanzionatorio, attraverso meccanismi di ranking, attraverso i quali incide sull'accesso agli ordini e quindi sul reddito dei rider. La subordinazione, per la procura, è evidente anche dalla necessità del rider di rimanere connesso all'app per molte ore.Proteste dei rider a Roma: chiedono migliori condizioni di lavoroSamantha Zucchi/Insidefoto/Mondadori Portfolio via Getty ImagesRider sfruttati? È una politica d'impresa secondo i pmTutto ciò, per il pm Storari, sarebbe frutto di una politica di impresa e non della condotta di un singolo amministratore di Foodinho. I reati contestati dal pm all'azienda, si legge nel decreto, “parrebbero espressivi di una deliberata scelta per l'illecito, attuativa di una politica di impresa che rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità”. I rider, nonostante a volte lavorino più di quanto previsto da un normale orario settimanale da dipendente – fino a 60 ore settimanali contro le 40 di un contratto standard – percepiscono un reddito netto inferiore alla soglia di povertà: 18 su 24, ovvero il 75% di quelli che hanno rilasciato testimonianza alla procura, ricadrebbero in questa categoria. Si parla di un reddito annuo che varia tra 9.000 e 15.000 euro netti. Nessuno dei lavoratori sentiti dalla procura è poi risultato iscritto all'Inail e, perciò, ha lavorato senza un'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni. Per il pm Storari è il modello organizzativo di Glovo a dover mutare.Le cause dei lavoratori, tra Torino e MilanoMentre la Procura di Milano commissaria i vertici di Foodinho, proseguono le udienze di due procedimenti davanti ai giudici del lavoro del capolouogo milanese e torinese. Procedimenti in cui l'atteggiamento della società appare tutt'altro che conciliante.La prima vicenda riguarda due lavoratrici di Glovo, già al centro di un articolo pubblicato lo scorso anno da Wired. Le due rider avevano raccontato all'avvocata Giulia Druetta – che difende molti lavoratori del food delivery nelle due città – l'esistenza di un sistema parallelo di gestione del lavoro. Entrambe erano in un gruppo Whatsapp chiamato “Veterans” che permetteva di accedere a turni migliori e privilegiati.Insomma, il loro lavoro non dipendeva solo dall'algoritmo ufficiale ma da dinamiche discrezionali. Per ottenere turni migliori le rider subivano anche avance a sfondo sessuale. Un quadro in cui la “fedeltà” all'azienda o la disponibilità verso alcuni coordinatori venivano barattate con la possibilità di lavorare. Almeno fino a quando, di punto in bianco, nel luglio 2024 i privilegi sono spariti e le due rider sono scivolate in fondo alla classifica di punteggio. Per loro, accedere a turni di lavoro che non fossero di notte o alla mattina presto era diventato quasi impossibile. Le rider, davanti al giudice del lavoro, chiedevano a Glovo il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato e delle molestie subite. L'azienda di food delivery ha però rifiutato la conciliazione.Il secondo caso riguarda invece quattro rider a Milano. Nell'ultima udienza del loro procedimento davanti alla giudice del lavoro è stato ascoltato il legale rappresentante di Foodinho srl (la società che gestisce Glovo), Rafael Narvaez Gracia, in carica dal 1 settembre 2025. Gracia ha dichiarato di non conoscere il modo in cui l'azienda registrava e gestiva i dati dei lavoratori prima del suo mandato. Dati che, stando al verbale dell'udienza visionato da Wired, “il nostro Garante della privacy ci ha detto di cancellare”, dice Gracia.Come sottolinea l'avvocata Druetta a Wired, “la cancellazione dei dati dei lavoratori è molto problematica, sotto diversi punti di vista. Nelle cause di lavoro dei rider i dati definiscono l'inizio del turno di consegna, le consegne e altri aspetti che servono per supportare ulteriormente la condizione di subordinazione del rider”.Una situazione che rende difficile la difesaInsomma è come se un'azienda avesse distrutto le buste paga dei suoi lavoratori, documenti che contengono il tuo compenso orario, i giorni lavorati nel mese di riferimento e altri dettagli utili a definire il rapporto che ha con l'azienda. In questo modo, per chi difende i rider è più difficile capire quanto il pagamento dei rider a consegna – definito dall'ultima indagine della procura milanese in 2,50 euro – si discosti dal contratto nazionale applicabile al food delivery. “Il comportamento adottato dalla multinazionale nelle cause di lavoro racconta molto della sua postura nei confronti dei rider” conclude Druetta. Contattata da Wired per un commento sulle due cause in corso, Glovo non ha commentato.Questo articolo è stato aggiornato alle ore 12:10 del 20 febbraio 2026 per includere la nota di Glovo