Glovo pensava di aver risolto la questione aperta con la Procura di Milano che l'accusa di sfruttamento di manodopera ma il pm ritiene che le cose non funzionino come dice la società
Glovo, la superpiattaforma del delivery food che impiega in tutta Italia 40mila lavoratori-riders, pensava di aver risolto la questione aperta dalla Procura di Milano che sei mesi fa ha messo sotto inchiesta per sfruttamento di manodopera l'azienda e il suo fondatore Miquel Oscar Pierre.
Il presupposto con cui a giugno Glovo aveva proposto al pubblico ministero, Paolo Storari, di revocare il controllo giudiziario si basa su due punti: un compenso minimo di tre euro a consegna e una paga lorda di quattoridici euro.
Il magistrato e i suoi consulenti però hanno studiato le carte e, secondo loro, le cose non funzionano come dice la società. Glovo, scrive la procura, non paga ancora il 30% dell'orario lavorato dai rider: conta solo il tempo della singola consegna e non considera quello messo a disposizione dal lavoratore. L'algoritmo che governa il lavoro dei fattorini, per la procura, non è chiaro, "opaco, non intellegibile e tanto meno verificabile", scrive il pubblico ministero. Il sistema si baserebbe poi su una "forte evasione contributiva", il costo del lavoro verrebbe trasferito tutto sui rider che poi di fatto non lo pagano. Questo crea, secondo il magistrato, anche uno squilibrio sulla concorrenza.












