La violenta esondazione al confine fra Nepal e la regione cinese del Tibet è stata provocata, almeno in parte, dal distacco di un’enorme massa di ghiaccio da un ghiacciaio, precipitata per oltre mille metri sulla valle sottostante. Lo sostengono vari geologi e glaciologi che hanno analizzato dati e immagini satellitari. Sono conclusioni parziali, ma la cosiddetta “valanga di ghiaccio” è l’ipotesi più probabile, anche se altri fattori potrebbero aver contribuito ad aumentare ulteriormente le dimensioni della massa d’acqua e detriti che ha travolto le valli dell’Himalaya su entrambi i versanti della catena montuosa (quello nepalese a sud e quello tibetano a nord), causando centinaia di morti.
Le temperature più alte causate dal cambiamento climatico possono aver facilitato il collasso del ghiacciaio, ma gli scienziati ritengono che sia ancora troppo presto per indicare una causa certa.
Dati e immagini indicano che mercoledì un blocco di ghiaccio della larghezza di oltre 600 metri si è staccato da un ghiacciaio a circa 5.200 metri di altitudine, 65 chilometri a nord di Katmandu, capitale del Nepal. Quel blocco è precipitato per 1.000 metri più in basso, verso il fiume Bhote Koshi: la stessa forza della caduta ha trasformato il ghiaccio in un miscuglio di acqua e detriti in rapido movimento, trascinando con sé rocce e terra.











