Potrebbe esserci una valanga di ghiaccio all’origine della devastante alluvione che ha colpito il Nepal. È questa l’ipotesi emersa da una prima analisi delle immagini satellitari condotta da un gruppo di geologi e glaciologi, secondo cui una grande porzione di un ghiacciaio ad alta quota si sarebbe staccata improvvisamente, precipitando nella valle sottostante e trasformandosi in una massa di ghiaccio e acqua capace di alimentare la piena. La ricostruzione è però ancora preliminare. Gli scienziati stanno esaminando i dati disponibili per capire con maggiore precisione cosa abbia provocato il distacco e quale sia stato il ruolo degli altri fenomeni registrati nella stessa zona. Tra le ipotesi c’è anche quella di un possibile collegamento con il terremoto di magnitudo 4,4 rilevato nella regione.Il ghiaccio si stacca a 5.000 metri e precipita nella valleSecondo Daniel Shugar, geologo dell’Università di Calgary che ha analizzato le immagini satellitari, il ghiacciaio sembra essersi spezzato in maniera netta. Una porzione larga circa 600 metri, si sarebbe staccata a un’altitudine di circa 5.000 metri, precipitando per quasi 1.200 metri. “Sembra che il ghiacciaio nella zona si sia staccato praticamente di netto, permettendo alla massa di precipitare per poco più di un chilometro in verticale fino al fondo della valle”, ha spiegato Daniel Shugar, geologo dell’Università di Calgary. Secondo la ricostruzione dello scienziato, il distacco avrebbe fatto precipitare una gigantesca massa di ghiaccio dalla montagna, trasformandola in una quantità enorme di detriti. “Il fondo sembra il luogo in cui è esplosa una bomba: ci sono soltanto depositi del ghiacciaio frantumato”, ha aggiunto Shugar, descrivendo l’impatto della massa glaciale sulla valle. La dinamica ipotizzata è quella di una ice avalanche, una valanga di ghiaccio che si verifica quando una grande massa glaciale si stacca improvvisamente e scende ad altissima velocità lungo il versante.Dal ghiacciaio alla valle, poi verso il BhotekoshiLa massa precipitata dalla montagna non sarebbe rimasta confinata nel punto del distacco. Secondo l’analisi degli studiosi, il flusso di ghiaccio e acqua si sarebbe mosso verso nord-ovest lungo la valle, raggiungendo il fiume Bhotekoshi, lungo il confine tra il Nepal e il territorio cinese del Tibet. È proprio lungo questa direttrice che si sarebbe sviluppata la successiva devastazione, con l’acqua e i detriti che hanno raggiunto le zone a valle. Il fenomeno assume particolare pericolosità proprio per la quantità di energia accumulata da una massa di ghiaccio che rimane per lungo tempo a un’altitudine così elevata. Quando il ghiaccio si stacca e precipita, la velocità e la forza dell’impatto possono trasformarlo rapidamente in un flusso estremamente violento.“La caduta frantuma il ghiaccio e lo trasforma in acqua”A spiegare la dinamica è anche Simon Cook, glaciologo dell’Università di Dundee, che ha partecipato all’analisi delle immagini satellitari. “Si tratta di una grande massa di ghiaccio che si trova ad alta quota sulla montagna e che, proprio per la sua posizione, ha accumulato una enorme quantità di energia, liberata poi durante la caduta verso valle”, ha spiegato Cook. La forza dell’impatto avrebbe quindi frantumato il ghiaccio, trasformandolo rapidamente in un flusso di acqua e detriti diretto verso valle. “Quel ghiaccio viene letteralmente polverizzato e si trasforma in acqua”, ha aggiunto il glaciologo, descrivendo il processo che potrebbe aver contribuito alla formazione della devastante piena.Il movimento della montagna prima della pienaUn altro elemento che gli scienziati stanno cercando di chiarire riguarda ciò che è accaduto intorno alle 8.40 del mattino, ora locale. Secondo Kristen Cook, geomorfologa dell’Université Grenoble Alpes, gli strumenti che registrano i movimenti del terreno hanno rilevato in quel momento lo spostamento improvviso di una grande massa lungo il versante. Subito dopo è comparso un segnale compatibile con il passaggio di un flusso d’acqua. “All’inizio dell’evento è stato registrato un segnale molto forte, ma non sembrava riconducibile a un terremoto. Incrociando queste informazioni con ciò che sappiamo della zona e con le immagini satellitari, la nostra interpretazione preliminare è che molto probabilmente si sia trattato di una valanga di roccia e ghiaccio, che durante la discesa verso valle si è trasformata in un flusso”, ha aggiunto. Si tratta, dunque, di una prima ipotesi, secondo la quale una massa composta da ghiaccio e roccia si sarebbe staccata dalla montagna e, scendendo verso valle, avrebbe assunto le caratteristiche di un violento flusso di acqua e detriti.Il terremoto di magnitudo 4,4 resta un elemento da chiarireNello stesso periodo, l’United States Geological Survey (USGS) ha registrato nella zona un terremoto di magnitudo 4,4. Il dato ha aperto una seconda ipotesi: il terremoto potrebbe aver provocato il distacco del ghiacciaio oppure il movimento della massa di ghiaccio e roccia potrebbe avere generato un segnale sismico interpretato come un terremoto. Gli studiosi stanno ancora analizzando i dati per stabilire quale sia stata la sequenza degli eventi. William Barnhart, assistente coordinatore dell’Earthquake Hazards Program dell’USGS, ha spiegato che entrambe le possibilità devono essere prese in considerazione. “È possibile che sia stato il terremoto a provocare la frana, così come è possibile che sia stato il movimento della frana a generare un segnale sismico che è stato interpretato come un terremoto”, ha spiegato. “Non possiamo però escludere che il terremoto e la frana siano avvenuti nello stesso momento senza avere alcun legame tra loro”. Al momento, quindi, gli scienziati non sono ancora in grado di stabilire con certezza quale sia stata la sequenza degli eventi: il terremoto potrebbe aver provocato il distacco della massa di ghiaccio e roccia, il movimento potrebbe aver generato il segnale sismico oppure i due fenomeni potrebbero essere stati indipendenti.Il possibile ruolo delle alte temperatureGli scienziati stanno valutando anche le condizioni del ghiacciaio nei giorni precedenti all’evento. Le immagini satellitari mostrano una progressiva riduzione della copertura nevosa (lo strato di neve) nell’area durante il giorno precedente. Secondo Shugar, questo potrebbe essere un’indicazione di temperature più elevate, che avrebbero favorito lo scioglimento del ghiaccio e contribuito a rendere più instabile la massa glaciale. Il ricercatore sottolinea tuttavia che i dati meteorologici completi non sono ancora disponibili. Anche per questo non è possibile stabilire se il riscaldamento abbia avuto un ruolo determinante nel distacco. Il fenomeno si inserisce comunque in un contesto più ampio: l’aumento delle temperature nell’Himalaya sta accelerando la trasformazione dei ghiacciai e può creare condizioni favorevoli a eventi estremi, nei quali frane, valanghe e acqua possono combinarsi producendo improvvise ondate distruttive.Un fenomeno già osservato sull’HimalayaL’ipotesi della valanga di ghiaccio ricorda un altro grave episodio avvenuto in India nel 2021. In quell’occasione il distacco di una massa glaciale nell’Himalaya provocò una devastante alluvione nello Stato settentrionale dell’Uttarakhand, causando oltre cento morti. Secondo Cook, i due eventi presentano elementi in comune: in entrambi i casi una grande massa di ghiaccio ad alta quota è stata in grado di trasformarsi rapidamente in un flusso distruttivo durante la discesa. Il paragone serve anche a mostrare quanto possa essere pericoloso il distacco improvviso di ghiaccio in una regione caratterizzata da vallate profonde e corsi d’acqua che collegano rapidamente le aree di alta montagna con quelle abitate a quote inferiori.