Il distacco catastrofico di una porzione di ghiacciaio ad alta quota ha provocato un’ondata d’urto di fango, detriti e acqua che si è abbattuta con violenza inaudita sui villaggi e sulle vie di comunicazione situate lungo il confine tra il Nepal e la regione autonoma del Tibet. Il bilancio provvisorio dell’impatto parla di almeno 165 vittime accertate e di oltre ottocento persone ancora introvabili nei diversi distretti travolti dalla piena. Le ricerche proseguono a ritmo serrato in condizioni climatiche ed operative difficilissime, mentre le autorità locali registrano una drammatica stima di viaggiatori ed escursionisti stranieri coinvolti nell’evento.

Le verifiche dell’Usgs e l’origine dell’evento catastrofico

Sulla dinamica della tragedia è giunta la conferma ufficiale dell’Istituto geologico degli Stati Uniti (Usgs), che ha chiarito come i tremori sismici registrati nell’area non siano stati generati da un terremoto di natura tettonica, bensì dal violento impatto della massa glaciale precipitata a valle.

L’ente scientifico americano ha spiegato che il terremoto di magnitudo 5.2 “è stato causato dal crollo di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche a valle”. Il cedimento ha fatto esondare improvvisamente i corsi d’acqua principali del distretto di Rasuwa. La velocità di propagazione del fango ha sorpreso centinaia di residenti e visitatori presenti nella fascia di transito frontaliero.