È salito a oltre mille il numero delle persone disperse dopo la devastante esondazione che mercoledì ha colpito le valli dell’Himalaya al confine tra Nepal e Tibet. Secondo l’ultimo aggiornamento delle autorità nepalesi, sono 823 le persone di cui non si hanno notizie sul versante nepalese, tra cui almeno 579 turisti, mentre sul lato cinese altre 558 persone risultano disperse. Non è ancora chiaro se le cifre dei due Paesi siano completamente separate o se possano esserci sovrapposizioni. Le vittime accertate sono almeno 165, ma il bilancio è destinato a salire.

La piena ha travolto improvvisamente villaggi, strade e infrastrutture lungo la valle del fiume Bhote Koshi, distruggendo ponti e trascinando via edifici. In Nepal sono state mobilitate squadre dell’esercito e dodici elicotteri per le operazioni di soccorso; almeno centoquattordici persone sono state evacuate per via aerea. Sul versante tibetano, le immagini mostrano invece l’acqua e i detriti che investono il porto di Gyirong, uno dei principali punti di passaggio tra Cina e Nepal.

Il New York Times, che ha analizzato immagini satellitari insieme a diversi geologi e glaciologi, racconta una dinamica particolarmente violenta: un’enorme massa di ghiaccio, forse larga circa seicento metri, si sarebbe staccata da un ghiacciaio a circa cinquemiladuecento metri di quota, precipitando per oltre mille metri verso la valle. L’impatto avrebbe sprigionato un’energia equivalente a quella di un terremoto di magnitudo 5,2 e trasformato il ghiaccio in un rapidissimo miscuglio di acqua, rocce e detriti.