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Sono più di 1.400 i dispersi dopo l’enorme e violenta esondazione che mercoledì ha colpito la zona himalayana di confine fra il Nepal e la regione cinese del Tibet: non si hanno notizie di almeno 900 persone in Nepal, e di più di 550 sul lato tibetano. Fra queste ci sono anche tre italiani. Un’enorme massa di acqua, ghiaccio, fango e rocce ha travolto le valli dell’Himalaya su entrambi i versanti della catena montuosa. I morti accertati sono 389, ma è un numero che continuerà ad aumentare.

L’esondazione, probabilmente causata dal distacco di un’enorme massa di ghiaccio da un ghiacciaio, è stata improvvisa e potente e ha travolto persone, edifici e strade. Nei video provenienti dalle zone colpite si vedono ponti divelti ed edifici di più piani distrutti.

Le stime dei morti e dei dispersi sono parziali. Va considerato che subito dopo un evento catastrofico di questo genere le comunicazioni sono particolarmente complesse, soprattutto in un’area già remota e isolata: alcuni dei dispersi potrebbero essere persone illese che però non riescono a mettersi in contatto con le autorità e con le famiglie.

Secondo il ministero degli Esteri italiano nell’area ci sono anche 90 italiani, di cui 3 sono irreperibili: uno che stava andando dal Nepal al Tibet e una coppia italo-svizzera che si stava spostando nella direzione opposta. Il ministro Antonio Tajani ha detto che due italiani sono stati coinvolti dall’esondazione ma sono in buone condizioni.