Continuano le ricerche dei dispersi dopo lo tsunami di acqua, fango e detriti che ieri ha devastato il nord del Nepal, al confine con la regione cinese del Tibet. La disastrosa inondazione è stata causata dall’improvvisa piena del fiume Bhote Koshi, provocata a sua volta dal collasso di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche per quasi 200 chilometri a valle. Case, strade e ponti sono stati spazzati via. Con il sostegno di Cina e India, proseguono i soccorsi, ma i mezzi di emergenza si muovono a fatica nello strato di sedimenti profondo fino a due metri. Almeno 353 i morti accertati. Mentre sono oltre 1300 le persone di cui al momento non si hanno notizie, di cui oltre 500 sono turisti, provenienti da una trentina di Paesi.
Tre italiani dispersi nell’alluvione in Nepal
Ci sarebbero anche tre italiani. Uno dei due risulta essere Marco Ratto, orefice di Rapallo, come comunicato dagli stessi familiari: “Non abbiamo sue notizie, si trovava proprio in quella zona. Siamo sgomenti”, ha commentato il cognato. La Farnesina ha confermato che di una decina di italiani ancora irreperibili giovedì mattina, al momento sono rimasti tre casi. Per quanto riguarda Ratto, l’agenzia di viaggi cinese che avrebbe dovuto prendere in carico il gruppo ha confermato di aver perso i contatti al valico Poi c’è una coppia italo-svizzera in viaggio dal Tibet verso il Nepal: la Farnesina spiega che non ci sono i riferimenti dell’agenzia e non c’è ancora conferma che abbiano attraversato il valico. I dati diffusi da parte nepalese, informa il ministero degli Affari Esteri, si basano sulle informazioni condivise dai tour operator e possono risultare imprecisi e non tenere conto di chi non ha attraversato. Su indicazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, è stato disposto l’invio di personale a Kathmandu dall’Ambasciata a New Delhi, per rafforzare la presenza sul posto e l’assistenza ai connazionali. Finora, sono stati contattati circa 130 italiani nell’area. Tra i dispersi, si apprende, molti sono pellegrini indiani, diretti alla montagna sacra del Kailash, nel Tibet occidentale, oltre che lavoratori occupati nel trasporto merci e nella manutenzione di una diga idroelettrica. Nel frattempo Nuova Delhi sta evacuando migliaia di persone dalle regioni nordorientali, per il timore che l’allerta non sia ancora terminata.











