Continuano le ricerche dei dispersi dopo lo tsunami di acqua, fango e detriti che ieri ha devastato il nord del Nepal, al confine con la regione cinese del Tibet. La disastrosa inondazione è stata causata dall’improvvisa piena del fiume Bhotekoshi, provocata a sua volta dal collasso di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche a valle. Case, strade e ponti sono stati spazzati via. Con il sostegno di Cina e India, proseguono i soccorsi, ma i mezzi di emergenza si muovono a fatica nello strato di sedimenti profondo un metro e mezzo. Almeno 165 i morti accertati. Mentre sono oltre 1300 le persone di cui al momento non si hanno notizie, di cui centinaia sono turisti, provenienti da una trentina di Paesi. Molti sono pellegrini indiani, diretti alla montagna sacra del Kailash, nel Tibet occidentale. Oltreché lavoratori occupati nel trasporto merci e nella manutenzione di una diga idroelettrica. Dei 90 italiani registrati dalla Farnesina nel Paese, solo due si trovavano nella zona dell’alluvione e sono in buone condizioni. Nel frattempo Nuova Delhi sta evacuando migliaia di persone dalle regioni nordorientali, per il timore che l’allerta non sia ancora terminata.
Nepal, oltre 1300 dispersi per la disastrosa inondazione. Sale il numero dei morti accertati
Case, strade e ponti sono stati spazzati via. Soccorsi a rilento nel fango. Tra le persone di cui non si hanno notizie, centinaia sono turisti











